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Caso arbitri, non è finita dopo l’archiviazione: cosa rischia ancora l’Inter

Una richiesta di archiviazione che alleggerisce il quadro penale, ma che non spegne del tutto l’attenzione sulla vicenda. Il caso arbitri che coinvolge l’Inter resta infatti aperto sul piano della giustizia sportiva, dove la Procura FIGC potrà compiere proprie valutazioni sulla documentazione trasmessa dalla Procura di Milano.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i magistrati milanesi hanno chiesto l’archiviazione nei confronti del designatore Gianluca Rocchi e della società nerazzurra nell’indagine sulla presunta gestione dei rapporti con il settore arbitrale. Al momento, non sarebbero emersi elementi sufficienti per sostenere l’esistenza di un piano diretto a influenzare il regolare andamento delle competizioni.

La conclusione dell’inchiesta ordinaria rappresenta un passaggio rilevante. Tuttavia, non coincide automaticamente con la chiusura di ogni possibile approfondimento davanti agli organi federali.

Inchiesta sui rapporti tra Inter e settore arbitrale

Inter e caso arbitri: perché la Procura FIGC può ancora intervenire

La giustizia federale opera con regole e parametri differenti rispetto alla magistratura ordinaria. Per questo la Procura FIGC, una volta ricevuti gli atti, potrà verificare se i comportamenti oggetto di indagine abbiano rilievo disciplinare nell’ambito dell’ordinamento sportivo.

L’assenza di prove utili a configurare un reato o una responsabilità amministrativa dell’ente riduce in modo significativo il margine per contestazioni più gravi. Ma una violazione sportiva può, in linea generale, essere valutata anche quando non si traduce in un illecito penale.

Un’eventuale iniziativa federale dovrebbe comunque poggiare su motivazioni precise e su elementi concreti. Gli organi della FIGC non potrebbero limitarsi a discostarsi dalle conclusioni della Procura di Milano senza indicare specifiche condotte contrarie alle norme calcistiche.

Illecito sportivo e articolo 30: l’ipotesi più difficile da sostenere

Il punto centrale della vicenda riguarda l’eventuale applicazione dell’articolo 30 del Codice di Giustizia Sportiva, relativo all’illecito sportivo. La norma sanziona gli atti finalizzati ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara, o di una competizione.

Per arrivare a una contestazione di questo tipo, però, è necessario dimostrare un intento chiaro: la volontà concreta di condizionare l’attività sul campo per ottenere un vantaggio. Proprio questo elemento, secondo la ricostruzione riportata nell’inchiesta milanese, non sarebbe stato individuato.

Senza riscontri sulla finalità di falsare la regolarità delle partite, l’ipotesi di illecito sportivo per l’Inter appare quindi particolarmente complessa da sostenere davanti al Tribunale Federale. Resterebbe, semmai, la possibilità di esaminare profili disciplinari di diversa natura.

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