Il racconto della famiglia e delle frequentazioni
Nel corso dell’intervista, la sorella ha ricordato anche l’infanzia e gli anni giovanili del fratello, sostenendo che nella loro famiglia non vi fossero precedenti legami con la criminalità.
“Nessuno di noi ha mai avuto a che fare con la criminalità. Siamo una famiglia perbene di onesti lavoratori. Andrea da piccolo scappava spesso in chiesa a fare il chierichetto. Poi aveva fatto il caddy sui campi da golf e aveva iniziato persino a giocare. Proposero a mia madre di iscriverlo nei tornei perché era piuttosto bravo. Purtroppo non seguì quel talento. Era troppo giovane”.
Alla domanda sulle ragioni che avrebbero condotto Andrea Spinelli a partecipare alla rapina, Caterina Spinelli ha fatto riferimento a contesti e rapporti personali che, secondo lei, avrebbero inciso sul suo percorso. “Colpa di cattive amicizie, di situazioni sbagliate, ma non era mai arrivato fino a quel punto. Era la prima volta che faceva una rapina. Sì, aveva avuto altri guai in passato e lo avevamo sempre perdonato, malgrado i suoi errori. Mia madre ne ha sofferto molto. Quella rapina nessuno di noi se la spiega. E questa cosa fa tanta rabbia. Una cosa imperdonabile”.

Caso Mario Roggero, una vicenda ancora al centro del dibattito
La sorella ha infine espresso il proprio rammarico per il modo in cui il nome del fratello viene ricordato dopo la tragedia. “Mi dispiace sentirlo definire un cattivo. Mi dispiace per quello che è successo, ma lui non era così. Voleva bene a sua figlia, ai nipoti. Andava matto per i bambini. Uscito dal carcere si è rimesso in carreggiata ma non si è liberato delle amicizie sbagliate. Sempre in bilico: giardiniere, operaio edile. Sempre lavori precari: una volta quando i datori scoprirono che aveva dei precedenti non gli rinnovarono il contratto. Si è sempre ritrovato a dover arrancare. Sbagli una volta e sbagli sempre. Ma non perdeva il sorriso. Rinunciava a tutto per donare qualcosa agli altri”.
Le dichiarazioni aggiungono così un ulteriore elemento umano a una vicenda che continua a dividere. Sul piano giudiziario, la condanna definitiva nei confronti di Mario Roggero definisce il quadro processuale, mentre il dibattito pubblico sulla legittima difesa resta aperto.