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“Io traditore come Vannacci? Cosa penso di Salvini!”. Lo sfogo durissimo di Fini

La rottura con Berlusconi: la ricostruzione dell’ex presidente della Camera

Nel ricostruire quella fase, Fini ha richiamato il noto scambio «che fai, mi cacci?», indicandolo come uno spartiacque politico. Nei giorni successivi, ha spiegato, si sarebbe consumata una separazione che lui definisce un licenziamento politico. «Ebbe fine in modo traumatico uno stretto rapporto politico e personale di quindici anni», ha ricordato, facendo riferimento alla collaborazione che aveva portato Berlusconi a Palazzo Chigi e la sua area politica al governo.

Fini ha escluso l’idea di un tradimento, inquadrando l’epilogo come conseguenza di una frattura politica ormai irreversibile. «Non ci furono né traditi né traditori, fu l’epilogo di una frattura politica», ha affermato.

Salvini e Vannacci nella Lega: “convergenza” e conseguenze politiche

Secondo Fini, quanto sta accadendo oggi tra Salvini e Vannacci sarebbe di natura diversa rispetto alla sua vicenda. «Nulla di minimamente comparabile alla mia storia», ha dichiarato, descrivendo l’intesa tra i due come una convergenza rapida e senza un impianto strategico consolidato.

Nella sua lettura, Salvini avrebbe puntato sulla candidatura del generale in funzione di un ritorno immediato, mentre Vannacci avrebbe utilizzato l’occasione come passaggio utile sul piano personale e politico. Fini ha definito la Lega «Un comodo taxi targato Lega a costo zero».

In questo quadro, Fini ha sostenuto che il leader leghista avrebbe poi rivalutato la scelta. «Dopo pochi mesi Salvini si è reso conto del clamoroso errore commesso», ha osservato, citando anche il fatto che la nomina a vicesegretario sarebbe arrivata prima dell’iscrizione formale al partito.

Matteo Salvini e Roberto Vannacci in un'immagine di repertorio

Il futuro politico di Vannacci: le valutazioni di Fini

Interpellato su un possibile sviluppo della carriera politica del generale, Fini ha espresso scetticismo. «Il suo cinismo lo esclude a priori», ha detto in relazione all’ipotesi di rinunciare al seggio europeo. Ha inoltre dichiarato: «Personalmente ho molti dubbi», riferendosi alla capacità di consolidare nel tempo il consenso.

Fini ha indicato come elemento decisivo il posizionamento politico, tra aperture al centrodestra e toni riconducibili a una destra radicale antisistema, con possibili ricadute su temi come politica estera, immigrazione e diritti civili. «Non potrà continuare a stare con Putin, a parlare di remigrazione, a negare la parità di genere», ha dichiarato.

Centrodestra e risposta politica: l’indicazione sull’Europa

Fini ha escluso che Vannacci rappresenti un pericolo immediato per il centrodestra, ma ha invitato a non sottovalutare l’impatto delle proposte sovraniste e ipernazionaliste, già misurate con i vincoli dello scenario internazionale. In conclusione, ha indicato come risposta una linea politica e culturale legata a un’Europa meno burocratica e più coesa: «Solo stando in un’Europa meno burocratica e più unita, con sovranità condivisa, potremo essere davvero “padroni a casa nostra”».

Le dichiarazioni, nel complesso, riportano Fini nel dibattito pubblico attraverso una ricostruzione che mira a distinguere il proprio percorso politico dalle dinamiche che, in questa fase, attraversano la Lega e il rapporto tra Salvini e Vannacci.

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