Le reazioni del governo e delle opposizioni
Palazzo Chigi ha accolto favorevolmente la scelta di Eni, definendola un gesto di attenzione nei confronti del Paese. Il vicepremier Antonio Tajani ha indicato l’iniziativa come un esempio di collaborazione tra istituzioni e grandi imprese in un momento di difficoltà, ribadendo al tempo stesso la contrarietà di Forza Italia a nuove imposte sugli extraprofitti. Anche la Lega ha espresso apprezzamento, chiedendo alle altre compagnie di valutare misure analoghe. Sulla stessa linea si è collocato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
Più severe le valutazioni arrivate dalle opposizioni. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ritengono che l’esecutivo sia intervenuto in ritardo rispetto alla crescita dei listini. Il senatore del Partito democratico Francesco Boccia ha posto l’accento sul rapporto tra il governo e le grandi partecipate, chiedendo quale debba essere la strategia generale contro il caro energia. Carlo Calenda ha giudicato positiva l’assunzione di responsabilità dell’azienda, mentre il segretario della Cgil Maurizio Landini ha definito il provvedimento insufficiente, considerandolo uno spot.

L’effetto traino atteso sulla rete nazionale
Il principale elemento da verificare riguarda ora l’impatto concorrenziale della decisione. Eni dispone di circa 4 mila stazioni di servizio in Italia, una quota stimata attorno al 20% della rete nazionale. Una presenza di queste dimensioni potrebbe spingere altri operatori a rivedere le proprie politiche commerciali, soprattutto nelle zone dove gli impianti sono più vicini tra loro. Non esistono però, al momento, indicazioni ufficiali su iniziative immediate da parte delle altre grandi compagnie.
Il governo punta proprio su questo possibile effetto traino: un calo dei prezzi praticati da un operatore rilevante potrebbe aumentare la pressione competitiva sull’intero comparto. Il risultato non è scontato e sarà necessario osservare l’andamento dei listini nelle prossime settimane. Alla scadenza del primo mese, Eni dovrà valutare se mantenere il limite fino al 31 dicembre. Resterà comunque aperto il nodo strutturale del caro benzina: la necessità di conciliare le oscillazioni dei mercati internazionali, il peso della fiscalità e la tutela del potere d’acquisto di famiglie e imprese.
