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Che lavoro faceva Matteo Salvini prima della politica? La scoperta sul curriculum

Milano, il liceo “importante” e l’università lasciata lì

Salvini nasce a Milano il 9 marzo 1973 e cresce in un contesto da classe media. Frequenta il Liceo classico Alessandro Manzoni e si diploma nel 1992. Un dettaglio che viene spesso citato, perché racconta un inizio “ordinato”, quasi tradizionale.

Poi arriva l’università: prima Scienze Politiche, poi Lettere, sempre all’Università degli Studi di Milano. Ma gli studi non si chiudono: dopo anni fuori corso, Salvini lascia. Ed è qui che la narrazione pubblica comincia a cambiare tono, perché la domanda successiva viene da sé: e nel frattempo, che lavoro faceva?

matteo salvini che lavoro faceva

Quel curriculum “corto” che fa discutere

Nel curriculum istituzionale la parte “non politica” è praticamente un sussurro: poche righe, essenziali, con i dati anagrafici, il diploma e poi una sequenza di incarichi politici.

L’unico riferimento a un’attività lavorativa fuori dalle cariche è una definizione che pesa: “giornalista professionista”. Tutto il resto, ufficialmente, non c’è. Ed è proprio questa sintesi estrema che nel tempo ha alimentato commenti, battute e polemiche.

Il racconto dei lavoretti: fast food, portapizze, segreteria

Quando si va oltre la carta ufficiale, emergono le esperienze che Salvini ha citato in varie occasioni parlando della sua giovinezza. Lavori brevi, da ragazzi, quelli che in tanti fanno per tirare avanti o mettere da parte qualcosa.

  • commesso al fast food Burghy in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano
  • portapizze
  • alcuni periodi come segretario

Si tratta però di attività non presenti nel curriculum istituzionale e, soprattutto, non documentate in modo ufficiale. Restano nel perimetro del “detto”, del racconto personale, che per molti basta e per altri no.

L’unico lavoro “strutturato” fuori dalle istituzioni: il giornalismo di partito

Il passaggio più solido, fuori dall’aula e dalle elezioni, è legato al giornalismo. Dal 1997 Salvini lavora per il quotidiano La Padania. Dal 1999 collabora con Radio Padania e arriva anche a ricoprire il ruolo di direttore.

Ma c’è un dettaglio che cambia la prospettiva: parliamo comunque di attività strettamente collegate all’universo della Lega. Per chi lo critica, è l’ennesima conferma di una carriera cresciuta sempre “in casa”. Per chi lo difende, è un lavoro vero, con responsabilità e ruolo pubblico.

“Non ha mai lavorato”: la frase che è diventata una sentenza

La definizione di “professionista della politica” è una di quelle etichette che in Italia bruciano. Nel caso di Salvini è stata ripetuta così tante volte da trasformarsi in un tormentone, spesso usato come attacco.

Nel 2016, un gip di Bergamo ha stabilito che non è diffamatorio dire che Salvini “non ha mai lavorato”, spiegando che nel linguaggio comune l’espressione si riferisce proprio a chi non ha svolto attività lavorative al di fuori della politica. Nelle motivazioni si legge anche che Salvini non avrebbe potuto dimostrare attività esterne alla Lega.

Dentro la Lega da giovanissimo: la scalata comincia presto

La verità, nuda e semplice, è che Salvini in politica entra prestissimo: nel 1990. E quando molti coetanei stanno ancora decidendo che strada prendere, lui è già in corsa.

Matteo Salvini agli inizi nella Lega

A soli 20 anni, nel 1993, viene eletto consigliere comunale a Milano. Da lì in poi, ruoli e incarichi si susseguono: Giovani Padani, gli organi di partito, e poi l’Europa.

Europa, presenze e accuse: un’altra polemica che non si è mai spenta

Salvini è stato europarlamentare in due periodi (2004-2006 e 2009-2018). E anche qui, la narrazione pubblica si è spesso spaccata in due: da un lato chi lo considera un protagonista politico, dall’altro chi punta il dito sui numeri.

Nel 2016 un tribunale ha stabilito che non è diffamatorio definirlo “assenteista”, perché i dati di presenza non avrebbero smentito l’accusa. Un passaggio giudiziario che ha dato nuova benzina alle critiche, alimentate da ricostruzioni che lo descrivevano poco presente rispetto alla media.

Dal Viminale ai Trasporti: il potere e la comunicazione che lo tengono al centro

Nel 2018 Salvini diventa ministro dell’Interno nel governo Conte I. Anche in quel periodo non mancano contestazioni sulla presenza fisica al Viminale: alcune analisi giornalistiche parlarono di pochi giorni interi trascorsi al ministero nei primi mesi. Lui replicò che il lavoro di un ministro può essere svolto ovunque.

Oggi è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepresidente del Consiglio nel governo guidato da Giorgia Meloni. E, al di là di qualsiasi giudizio, resta un fatto: Salvini è uno di quei personaggi che riescono a dettare il ritmo del dibattito, anche grazie a una comunicazione diretta, continua, capace di incendiare i social in pochi minuti.

Non solo politica: i libri e il racconto di sé

In mezzo a incarichi e polemiche, Salvini ha anche pubblicato libri, tra cui Secondo Matteo (2016) e Io sono Matteo Salvini (2019). Testi autobiografici e politici che fanno parte della sua strategia più evidente: raccontarsi, stare dentro la conversazione, trasformare la propria storia in un campo di battaglia pubblico.

E così si torna sempre lì: al punto da cui tutto è partito. Per molti è “uno che ha fatto solo politica”, per altri è “uno che si è costruito da giovanissimo” dentro un partito. In mezzo, una domanda che non smette mai di mordere: prima delle poltrone, prima dei ministeri, prima delle dirette social… che cosa resta davvero?

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