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Chemioterapia e rischio metastasi, come sta davvero il Papa: le risposte dei medici

La notizia della diagnosi di adenocarcinoma polmonare di Papa Leone XIV ha aperto una fase delicata, nella quale l’attenzione resta concentrata sugli esami necessari a completare il quadro clinico. Il nome della neoplasia, da solo, non permette infatti di definire prognosi, rischio di recidiva o necessità di ulteriori cure dopo l’intervento.

Secondo quanto emerge dalle spiegazioni fornite al Corriere da Silvia Novello, oncologa esperta di tumore del polmone, saranno la stadiazione, l’analisi dei linfonodi e il profilo molecolare del tumore a orientare le successive decisioni mediche. Per il Pontefice, quindi, resta da chiarire un insieme di dati decisivi prima di poter formulare valutazioni attendibili.

Adenocarcinoma polmonare di Papa Leone: perché servono altri esami

Silvia Novello è direttrice della Scuola di specializzazione in Oncologia medica dell’Università di Torino e responsabile dell’Oncologia toracica dell’AOU San Luigi di Orbassano. Presiede inoltre WALCE Onlus e coordina le linee guida Aiom per il tumore del polmone.

L’adenocarcinoma è la forma più comune di cancro al polmone, ma la classificazione istologica non è più sufficiente, da sola, per stabilire il trattamento più indicato. La situazione richiede infatti una lettura approfondita delle caratteristiche biologiche della malattia, comprese le eventuali mutazioni genetiche e l’espressione della proteina PD-L1.

«Dare un nome al tumore non è più sufficiente», spiega Novello. Il passaggio centrale è l’individuazione del profilo molecolare, che può evidenziare alterazioni associate, tra gli altri, ai geni EGFR, ALK, KRAS e ROS1.

Queste informazioni possono incidere concretamente sul percorso terapeutico, perché consentono agli specialisti di verificare l’eventuale presenza di bersagli per farmaci specifici. Le terapie mirate e l’immunoterapia hanno modificato il trattamento di molti pazienti, rendendo sempre più importante una diagnosi di precisione.

Test genetici e PD-L1: come si decide la terapia per il tumore al polmone

Per definire le caratteristiche dell’adenocarcinoma polmonare vengono eseguiti test genetici sul materiale prelevato nel corso degli accertamenti o durante l’operazione. Tra gli strumenti utilizzati c’è il Next Generation Sequencing, noto come NGS, che permette di analizzare simultaneamente numerosi geni.

Il tessuto rimosso chirurgicamente può quindi offrire elementi fondamentali per individuare alterazioni molecolari utili alla scelta delle cure. Qualora venga riconosciuta una mutazione rilevante, i medici possono valutare trattamenti diretti contro quello specifico bersaglio.

Un altro esame riguarda l’espressione di PD-L1, rilevata con una procedura immunoistochimica. Il risultato può essere utile per stabilire se e in quale contesto possa essere indicata l’immunoterapia.

I tempi tecnici dipendono dal centro che analizza i campioni, ma, secondo l’oncologa, in linea generale i risultati possono arrivare nell’arco di circa una settimana lavorativa. Solo con questi dati, insieme alle informazioni cliniche e anatomopatologiche, sarà possibile delineare il percorso successivo per Papa Leone XIV.

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