Chat Telegram, documenti e timori dopo gli scontri
Nei gruppi di discussione circolano anche documenti rivolti ai partecipanti alle proteste. Tra i materiali condivisi compare “Safer in the street”, una guida contenente indicazioni pratiche per affrontare le manifestazioni di piazza. Dagli screenshot diffusi emergerebbero inoltre riferimenti a un manuale anarchico già disponibile online e a conversazioni sulla preparazione agli scontri.
In una delle chat è comparso anche un sondaggio sui negozi da devastare. Non tutti gli iscritti sembrano però condividere questa impostazione. Un partecipante scrive: “Ci vuole più organizzazione sia per lo scontro che per la difesa, molti ieri sono stati colpiti gravemente”. Un altro utente richiama invece l’esigenza di una “formazione” allo scontro.
Tra i messaggi emerge anche la preoccupazione per eventuali nuovi fermi. “Per evitare che decine di ragazz* vengano presi”, si legge in una discussione. Un altro intervento avverte: “Chiedono futuro e se lo rovinano con la fedina penale sporca a 18 anni”.
Un ulteriore tema riguarda la sicurezza delle comunicazioni. “Un gruppo telegram è un po’ poco sicuro”, osserva un utente, mentre altri propongono l’utilizzo di Signal. Nelle regole pubblicate dagli amministratori si invita a considerare l’eventualità del sequestro del telefono di un iscritto o della presenza di un infiltrato, precisando comunque di non discutere azioni illegali.
Italia in Piazza e i riferimenti alla sinistra radicale
Nei primi giorni di ottobre è comparso su Instagram anche il profilo Italia in Piazza, identificato dall’account @italiainpiazza17. Dalla pagina sono partiti i primi inviti alla mobilitazione nazionale del 17 ottobre, accompagnati dall’hashtag #italiainpiazza.
Nel manifesto diffuso online si parla di “riunione pacifica dei cittadini, sancita dall’art. 17 della Costituzione”. I temi indicati comprendono carovita, salari, lavoro, sanità pubblica, istruzione e sicurezza. I contenuti sono stati rilanciati anche da pagine come “Fronte Rivoluzionario Italiano” e “Rinascenza”.
La mobilitazione ha ottenuto visibilità anche nell’area della sinistra radicale. Il Partito dei Carc, in un articolo del 16 ottobre, ha sostenuto le ragioni della protesta, collegando le rivendicazioni sociali all’obiettivo politico della caduta del governo Meloni. Al momento, secondo le informazioni disponibili, ricostruire rapporti organizzativi certi o individuare un coordinamento unico tra le diverse realtà resta difficile.
