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Chi era davvero Giovanni Tamburi, il 16enne morto a Crans-Montana e riconosciuto dal dna: terribile

Area circostante il locale di Crans-Montana interessato dall

Giovanni Tamburi tra le vittime identificate tramite Dna

La conferma è arrivata la sera del 3 ottobre, spazzando via ogni aspettativa: il nome di Giovanni Tamburi è stato inserito tra quelli delle vittime del rogo al locale di Crans-Montana. La notizia, trapelata inizialmente in forma informale, è stata poi certificata dalle verifiche ufficiali, che non hanno lasciato più alcun margine di dubbio. L’identificazione, secondo quanto riportato, è avvenuta tramite analisi del Dna.

Nei giorni precedenti, la madre di Giovanni, Carla Masiello, aveva vissuto un’attesa straziante. In contatto con le autorità, aveva chiesto con lucidità e fermezza di conoscere la verità sul figlio, anche nel caso peggiore. “Ditemi almeno se è morto”, era stato il suo appello, rivolto con una dignità che molti hanno sottolineato. La donna aveva fornito il proprio Dna e le impronte dentali del ragazzo, nella speranza che qualunque dettaglio potesse accelerare le procedure di riconoscimento.

Un elemento che sembrava poter aiutare era la catenina d’oro con la madonnina che Giovanni portava sempre al collo, un piccolo oggetto personale che per la madre rappresentava un possibile appiglio per distinguerlo tra le vittime ancora senza nome. Fino all’ultimo, la famiglia ha cercato di aggrapparsi a ogni particolare, tra speranza e paura. Una volta ricevuta la conferma del decesso, Masiello è partita subito per la Svizzera per raggiungere il luogo della tragedia e unirsi al padre del ragazzo.

Il padre di Giovanni, Giuseppe Tamburi, si trovava già in territorio elvetico quando è arrivata la notizia definitiva. Ex marito di Carla, è alla guida della Rinaldi 1957, azienda impegnata nell’importazione e distribuzione di vini e liquori di alta gamma, realtà molto conosciuta nel settore e radicata nel tessuto economico bolognese. La famiglia Tamburi, come riportato da diverse fonti locali, è stimata in città e da anni attiva nella vita sociale ed economica del territorio.

A testimoniare il dolore di Bologna è intervenuta anche la senatrice e sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, che ha reso pubbliche parole di vicinanza alla famiglia. “Assieme alla mamma, con la quale siamo state sempre in contatto, abbiamo sperato fino alla fine che Giovanni fosse vivo – dice, visibilmente commossa –. Purtroppo stasera, con profondo dolore, abbiamo scoperto che non è così: è uno dei ragazzi italiani morti nella strage di Capodanno. Esprimo il mio cordoglio e la mia vicinanza ai familiari, distrutti da questa tragedia”. Poco dopo, sui social, ha scritto: “Abbiamo pregato così tanto per te. Ora sei un angelo. Bologna piange un suo piccolo grande concittadino. Buon viaggio Giovanni”.

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana e le indagini in corso

L’incendio in cui ha perso la vita Giovanni Tamburi è divampato nel seminterrato del bar Le Constellation, locale molto frequentato della stazione sciistica di Crans-Montana, sulle Alpi svizzere. Nella notte di Capodanno decine di giovani si erano riuniti per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, con musica ad alto volume, luci e brindisi. Secondo le ricostruzioni, pochi istanti dopo lo scoccare della mezzanotte, il soffitto del locale avrebbe preso fuoco, trasformando in pochissimo tempo l’ambiente in una trappola di fumo e fiamme.

Il bilancio della strage di Capodanno è drammatico: quaranta giovani morti e oltre 120 feriti, molti dei quali in condizioni gravi. Tra le vittime figurano diversi ragazzi italiani, giunti in Svizzera per trascorrere qualche giorno sulla neve, unendo vacanza e festeggiamenti. Le operazioni di soccorso e di evacuazione sono state complesse, anche per la rapidità con cui il rogo si è esteso nei locali sotterranei e per la presenza di numerose persone nello stesso ambiente chiuso.

A tre giorni dall’incendio, i proprietari del bar, Jacques e Jessica Moretti, sono stati iscritti nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Al centro dell’inchiesta vi è la verifica del rispetto delle norme di sicurezza antincendio, delle vie di fuga e delle condizioni strutturali del locale. Le autorità svizzere stanno passando al vaglio documentazione tecnica, autorizzazioni, progetti e testimonianze per stabilire eventuali responsabilità.

Le indagini mirano a chiarire, tra l’altro, l’origine precisa del rogo, la velocità di propagazione delle fiamme e il funzionamento dei sistemi di allarme e di spegnimento presenti all’interno. Come riportato dai media, gli inquirenti stanno ascoltando i superstiti e il personale del locale per ricostruire le fasi successive allo scoppio dell’incendio: l’allarme, le prime reazioni, l’evacuazione, le difficoltà incontrate da chi tentava di raggiungere l’uscita.

A livello internazionale, la tragedia ha sollevato un forte dibattito sulle misure di sicurezza nei locali pubblici e in particolare nei luoghi di intrattenimento sotterranei, dove l’accesso alle vie di fuga può essere più complesso. Le autorità svizzere hanno annunciato verifiche approfondite anche su altre strutture simili, per accertare il rispetto degli standard di prevenzione incendi e l’adeguatezza delle uscite di emergenza.

Per le famiglie delle vittime, tra cui quella di Giovanni Tamburi, oltre al dolore per la perdita, si apre ora una fase densa di interrogativi: la richiesta di accertare le responsabilità, di comprendere se quanto accaduto fosse evitabile e di verificare se tutte le norme previste siano state applicate correttamente. In questo quadro, il ruolo delle procure e delle autorità giudiziarie svizzere resta centrale per fare piena luce sull’accaduto.

Immagine del locale Le Constellation dopo l'incendio di Capodanno a Crans-Montana

Il ricordo di Giovanni Tamburi a scuola e nella sua città

Al liceo scientifico Righi di Bologna, la notizia della morte di Giovanni ha lasciato un vuoto profondo. I compagni di classe hanno appreso dapprima con incredulità, poi con crescente consapevolezza, che il ragazzo con cui condividevano interrogazioni, verifiche e momenti di pausa non sarebbe più tornato in aula. In quelle ore, la scuola è diventata luogo di cordoglio e raccoglimento, con docenti e studenti uniti nel ricordo.

“Un bel tipo. Con la testa sulle spalle. Mai scontato: i suoi interventi elevavano le conversazioni delle lezioni. Perché Giovanni è presente in ogni discorso”. Così lo ricorda don Vincenzo Passarelli, professore di religione dell’istituto. Le sue parole delineano l’immagine di un ragazzo capace di partecipare attivamente al dialogo in classe, con interventi che andavano oltre la superficie e offrivano spunti di riflessione anche ai coetanei.

“Faceva parte del gruppetto di alunni che seguiva le ore di religione. Un ragazzo sorridente, attento e molto educato. Ma educato davvero, non un musone. Era uno studente arguto e intelligente”. Le ore di religione, come spiega il docente, erano impostate come un confronto continuo tra temi esistenziali e vissuto personale degli studenti, uno spazio in cui la partecipazione attiva era fondamentale per sviluppare il dialogo.

“Era molto presente in classe. Le mie lezioni sono dei dialoghi esistenziali, che richiedono un confronto con gli studenti. Giovanni, in questo, era proprio un bel tipo: quando interveniva, lo faceva con frasi profonde e coglieva sempre il punto. Ciò che diceva aveva senso. Mai banale o scontato. Le sue parole facevano progredire la lezione”. In queste frasi si coglie non solo la stima professionale del docente, ma anche l’apprezzamento umano per un giovane considerato serio, interessato e coinvolto nella vita scolastica.

Squadre di soccorso al lavoro dopo l'incendio a Crans-Montana

Addio a Giovanni Tamburi, il cordoglio degli amici

Nelle ore successive alla conferma del decesso, la scuola ha iniziato a valutare modalità per ricordare in modo concreto Giovanni Tamburi, nel rispetto della volontà della famiglia. In questi casi, non di rado gli istituti scelgono di organizzare momenti di raccoglimento, intitolare iniziative o progetti alla memoria degli studenti scomparsi, o creare spazi simbolici dedicati al ricordo. La comunità scolastica, composta da docenti, personale e studenti, si è stretta attorno ai familiari del ragazzo.

Anche Bologna, nel suo complesso, è stata colpita dalla notizia. Il legame della famiglia Tamburi con la città e il ruolo della Rinaldi 1957 nel tessuto economico locale hanno contribuito ad amplificare il senso di lutto collettivo. Le manifestazioni di cordoglio sono arrivate da istituzioni, rappresentanti politici, associazioni e semplici cittadini, che attraverso messaggi e iniziative hanno espresso vicinanza ai genitori e ai parenti del giovane.

Il nome di Giovanni Tamburi, da quel momento, è divenuto per molti il simbolo concreto di una generazione colpita in un contesto che avrebbe dovuto rappresentare un momento di serenità e divertimento. La sua storia personale si intreccia oggi con quella più ampia delle vittime della strage di Capodanno a Crans-Montana, richiamando l’attenzione sull’importanza della sicurezza nei luoghi di ritrovo e sulla fragilità delle vite spezzate troppo presto.

Mentre proseguono le indagini e si attende di definire le responsabilità per quanto accaduto nel locale Le Constellation, il ricordo di Giovanni resta vivo tra chi lo ha conosciuto direttamente e tra quanti, anche a distanza, sono stati toccati dal suo destino. La sua figura viene evocata come quella di un ragazzo equilibrato, capace di guardare al mondo con interesse e profondità, con un percorso di studi promettente e tanti progetti ancora da realizzare.

La vicenda di Giovanni Tamburi si inserisce, infine, nel più ampio quadro delle riflessioni che tragedie come questa impongono alla società: dalla tutela dei giovani nei contesti di svago alla responsabilità degli esercenti, fino al ruolo delle istituzioni nel controllo e nella prevenzione. Il suo nome continuerà a essere ricordato non solo per le circostanze drammatiche del decesso, ma anche per il profilo umano e il valore che familiari, amici e docenti gli riconoscono e tramandano.

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