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“Chi erano!”. Rapina in banca a Napoli, solo ora la notizia sui ladri: racconto shock degli ostaggi

Il racconto degli ostaggi: “Erano napoletani” e “quasi gentile”

Dopo la liberazione, alcuni presenti rilasciano testimonianze sull’identità e sull’atteggiamento del commando. Una vittima, citata dal Corriere della Sera, riferisce che i rapinatori “erano napoletani” e che durante i momenti di maggiore tensione mantengono un comportamento “quasi gentile”, senza urla e senza atteggiamenti platealmente aggressivi.

Un’altra testimonianza, resa da Ettore a Radio Kiss Kiss, descrive condizioni difficili per chi resta chiuso nella stanza blindata: viene segnalata la mancanza d’aria e una sensazione crescente di soffocamento. Il testimone evidenzia anche la presenza tra gli ostaggi di persone anziane e cardiopatiche. Nel corso dell’attesa si registra uno svenimento.

I soccorsi arrivano con l’intervento dei Vigili del Fuoco, che aprono un varco sfondando una vetrata blindata intorno alle 13:30. Successivamente, Carabinieri e soccorritori completano le operazioni di messa in sicurezza, consentendo l’uscita delle persone coinvolte. All’esterno, secondo quanto riferito, diversi ostaggi si riuniscono ai familiari in evidente stato di commozione.

Come sarebbe stato organizzato il piano: telefoni sottratti e spostamenti interni

Dalle deposizioni emerge una sequenza di azioni mirate a controllare i presenti e ridurre il rischio di reazioni: le persone vengono spostate prima al piano superiore e poi ricondotte al piano inferiore, quindi chiuse in un unico ambiente. In questo passaggio, agli ostaggi vengono sottratti i telefoni cellulari, così da limitare comunicazioni verso l’esterno.

Tra gli elementi descritti compare anche l’abbigliamento di alcuni componenti del gruppo: vengono citati pantaloni da lavoro simili a quelli utilizzati dai corrieri, particolare che, secondo la ricostruzione, potrebbe aver contribuito a non destare sospetti prima dell’azione.

Indagini in corso e bottino da quantificare

Il gruppo riesce ad allontanarsi e il bottino risulta ancora in fase di quantificazione. Le attività investigative proseguono per ricostruire nel dettaglio l’evento e individuare i responsabili, anche attraverso gli elementi raccolti nelle testimonianze e i rilievi svolti sul posto.

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