
A ridosso del voto del 21 e 22 marzo, continuano ad arrivare nuovi dati sul referendum sulla giustizia. Le ultime rilevazioni, in particolare, suggeriscono un quadro meno favorevole per il Comitato del No, per l’Associazione Nazionale Magistrati e per le opposizioni che si sono schierate compatte contro la riforma. Sul piano politico, la consultazione viene letta come un passaggio cruciale: l’obiettivo dei contrari è bloccare le modifiche e, al tempo stesso, mettere sotto pressione l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli realizzata per Quotidiano Nazionale, l’orientamento dell’elettorato sarebbe però più sbilanciato verso il fronte del “Sì” di quanto ipotizzato nelle settimane precedenti. Un elemento che spicca nei numeri è la spinta delle fasce anagrafiche più giovani, spesso considerate più vicine a posizioni progressiste e tradizionalmente più scettiche verso riforme sostenute dal centrodestra.
Tra i 18 e i 24 anni, il 51% degli intervistati risulta favorevole alla riforma, mentre il 49% si dichiara contrario. Lo scarto è contenuto, ma viene comunque considerato indicativo, perché segnala un equilibrio diverso rispetto alle attese e conferma che la partita, almeno in questo segmento, si gioca su margini ridotti.
Il dato più netto emerge nella fascia 25-34 anni: qui i favorevoli alla riforma arrivano al 67%, mentre i contrari si fermano al 33%. Si tratta di un distacco ampio, che rafforza l’idea di un consenso robusto verso l’impianto proposto e rende questa fascia una delle più determinanti per l’esito del referendum giustizia.

Le altre fasce d’età e il quadro complessivo del consenso
Anche tra i 35 e i 54 anni il “Sì” mantiene un vantaggio: i favorevoli si attestano al 53% contro il 47% del “No”. La maggioranza assoluta in questa fascia contribuisce a delineare un trend che non riguarda solo gli elettori più giovani, ma attraversa più generazioni e appare relativamente omogeneo.
Nel complesso, la lettura del sondaggio indica un elettorato che, almeno nelle percentuali rilevate, appare orientato più verso un cambiamento dell’assetto attuale che verso la sua conferma. Tuttavia, trattandosi di una fotografia scattata a poche settimane dal voto, l’evoluzione della campagna e soprattutto la partecipazione alle urne potrebbero incidere in modo decisivo sul risultato finale.
La riforma Nordio e il peso politico del referendum
La riforma è stata promossa dal Guardasigilli Carlo Nordio, che nei mesi scorsi ha lavorato al nuovo impianto normativo. Per la maggioranza di governo, la consultazione rappresenta un passaggio chiave: l’esito del referendum sulla giustizia è visto come un test sulla capacità di consolidare consenso attorno alle modifiche proposte e di presentarle come un intervento strutturale sul funzionamento dell’ordinamento.
Il voto del 21 e 22 marzo non ha quindi soltanto una valenza tecnica: il tema è entrato nel confronto politico quotidiano, con messaggi, iniziative pubbliche e interventi di esponenti di primo piano. L’attenzione mediatica, inoltre, tende ad aumentare negli ultimi giorni, quando la campagna entra nella fase più intensa e i leader cercano di mobilitare la propria base elettorale.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva