
La vicenda giudiziaria che arriva dalla Corte d’Appello di Salerno torna a far discutere la politica campana e nazionale, intrecciando un procedimento penale complesso e una figura di primo piano del panorama istituzionale. Al centro dell’attenzione c’è una richiesta di condanna avanzata dalla Procura generale, che riapre un dossier già affrontato in primo grado e concluso allora con un’assoluzione piena.
Nel corso dell’udienza celebrata ieri, lunedì 26 gennaio, il pg ha ribadito una linea già seguita in passato, sollecitando una pena detentiva di due anni nell’ambito del processo di appello legato al crac di una società di consulenza immobiliare. Una richiesta che arriva al termine di una lunga istruttoria e che anticipa ora una fase decisiva, con le difese pronte a intervenire prima della sentenza.

Bancarotta della società Ifil: lapProcura generale di Salerno chiede la condanna a 2 anni per Piero De Luca
Il nome che emerge dopo questi primi passaggi è quello di Piero De Luca, deputato e attuale segretario regionale del Partito democratico della Campania. In primo grado, l’esponente politico era stato assolto dall’accusa di concorso in bancarotta, con la formula perché “il fatto non costituisce reato”. Anche allora, però, la Procura di Salerno aveva chiesto una condanna a due anni, poi respinta dal collegio giudicante.

Secondo quanto ricostruito, come ricordato anche dal quotidiano Il Mattino, l’accusa contestava una presunta partecipazione alla bancarotta della società Ifil, legata in particolare ad alcuni biglietti aerei per il Lussemburgo. Viaggi che sarebbero stati effettuati nel periodo in cui il figlio dell’ex governatore campano e più volte sindaco di Salerno lavorava all’estero, prima dell’elezione in Parlamento. Un impianto accusatorio che, in primo grado, non aveva retto al vaglio dei giudici.


Nel procedimento di appello, però, la Procura generale ha scelto di insistere, chiedendo non solo la condanna a due anni per De Luca, ma pene più severe anche per altri imputati coinvolti nel fallimento della società. Due anni e mezzo sono stati sollecitati per gli ex amministratori Luigi Avino ed Emilio Ferraro, un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti, moglie di Del Mese, e la conferma della condanna di primo grado per Giuseppe Amato junior.
La partita giudiziaria non è ancora chiusa. Alla prossima udienza, infatti, sarà la volta delle difese, chiamate a smontare nuovamente l’impianto accusatorio davanti al collegio della Corte d’Appello di Salerno. Solo dopo questa fase il processo entrerà nel suo atto finale, con la sentenza che chiarirà se l’assoluzione di primo grado verrà confermata o ribaltata.