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“Chiuse due scuole!”. Scatta l’allarme nella città italiana: cosa succede

Due scuole chiuse in via precauzionale

In via precauzionale, nelle immediate vicinanze del centro sociale Askatasuna sono state chiuse due scuole, una scuola primaria e una scuola dell’infanzia. La decisione è stata adottata per motivi di sicurezza e per evitare disagi o rischi per gli alunni e il personale scolastico durante lo svolgimento del blitz. Le famiglie sono state avvisate delle chiusure e della temporanea sospensione delle attività didattiche.

Le perquisizioni e il contesto dell’inchiesta

Secondo quanto emerge dalle prime informazioni, l’intervento odierno si inserisce in un’indagine che coinvolge alcuni militanti riconducibili all’area antagonista torinese e a collettivi studenteschi attivi nelle mobilitazioni degli ultimi mesi. Le perquisizioni non riguardano infatti solo lo stabile di Askatasuna, ma anche diverse abitazioni private dove, secondo gli inquirenti, potrebbero trovarsi materiali ritenuti utili alle indagini, come documenti, dispositivi elettronici, striscioni, caschi o altro equipaggiamento utilizzato durante le manifestazioni.

L’operazione è coordinata dalla procura di Torino ed è legata all’ipotesi di reati che vanno dai danneggiamenti alla resistenza a pubblico ufficiale, fino ad altri possibili capi di imputazione connessi agli scontri avvenuti in occasione di cortei e presidi. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire ruoli, dinamiche e responsabilità delle diverse frange presenti alle manifestazioni, valutando l’eventuale organizzazione di azioni mirate contro obiettivi ritenuti simbolici.

La presenza della Digos indica l’attenzione specifica rivolta ai profili di ordine pubblico e all’eventuale sussistenza di una rete strutturata dietro alcuni episodi contestati. Le perquisizioni, secondo quanto si apprende, sono accompagnate da attività di acquisizione di filmati, fotografie e materiali provenienti anche da sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, al fine di incrociare le immagini con le posizioni degli indagati.

La zona circostante il centro sociale Askatasuna è rimasta presidiata per tutta la mattinata, con deviazioni del traffico e limitazioni temporanee alla circolazione. In diversi punti del quartiere si sono registrate piccole concentrazioni di persone, tra curiosi, residenti e attivisti che hanno voluto seguire da vicino lo sviluppo dell’operazione. Le forze dell’ordine hanno mantenuto un atteggiamento di contenimento, predisponendo cordoni per evitare avvicinamenti eccessivi allo stabile interessato dal blitz.

Il legame con le manifestazioni pro Palestina

Al centro del fascicolo d’indagine ci sarebbero gli assalti avvenuti nel corso di alcune manifestazioni pro Palestina organizzate a Torino. In particolare, l’attenzione degli investigatori si concentra su quanto accaduto davanti alle Ogr (Officine Grandi Riparazioni), alla sede dell’azienda Leonardo e alla redazione del quotidiano La Stampa. In queste circostanze si sarebbero verificati episodi di danneggiamento, lanci di oggetti e tensioni con le forze dell’ordine intervenute per contenere i cortei.

Le iniziative di piazza a sostegno della causa palestinese, che hanno coinvolto studenti, collettivi, associazioni e singoli cittadini, hanno avuto una partecipazione numerosa e diffusa in diverse città italiane. A Torino, tuttavia, alcune di queste manifestazioni sono degenerate in episodi di violenza che hanno acceso un ampio dibattito pubblico sul livello di radicalizzazione di una parte dei partecipanti e sul confine, considerato sempre più delicato, tra protesta politica e azione violenta.

Gli inquirenti stanno cercando di stabilire eventuali collegamenti organizzativi tra i diversi episodi, ipotizzando che gli assalti a obiettivi considerati simbolici, come un grande gruppo industriale legato al comparto della difesa (Leonardo) o la sede di un importante quotidiano nazionale (La Stampa), possano essere stati pianificati da gruppi strutturati. L’attenzione si concentra anche sulle modalità di comunicazione e coordinamento, compresi i canali social e le chat utilizzate per convocare i cortei e definire percorsi e iniziative.

Le manifestazioni pro Palestina hanno sollevato interrogativi anche sul ruolo dei centri sociali e dei collettivi studenteschi nella mobilitazione, con posizioni differenti nel dibattito pubblico: da un lato chi rivendica il diritto a manifestare e a esprimere dissenso, dall’altro chi sottolinea la necessità di distinguere nettamente tra iniziative pacifiche e azioni che sconfinano nella violenza e nel danneggiamento di beni pubblici o privati.

Askatasuna, il patto saltato con il Comune: cosa succede ora

Dalla primavera 2025, riporta Il Fatto Quotidiano, lo stabile è regolato da un patto di collaborazione tra l’amministrazione comunale e un comitato di garanzia: l’intesa consentiva agli attivisti l’uso esclusivo del piano terra, mentre i livelli superiori erano stati giudicati non agibili. Durante un controllo, però, la Digos ha segnalato la presenza di sei persone tra il quinto e il sesto piano dell’edificio. A seguito di questa segnalazione, il sindaco Stefano Lo Russo ha annunciato la fine dell’accordo con una nota dai toni formali, spiegando che “La Prefettura di Torino ha comunicato alla Città l’accertamento della violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso ai locali di corso Regina Margherita 47. Tale situazione configura un mancato rispetto delle condizioni del patto di collaborazione che pertanto è cessato, come comunicato ai proponenti”

Reazioni in città e gestione dell’ordine pubblico

Mentre il blitz era ancora in corso, davanti al centro sociale Askatasuna si è registrato un graduale aumento della presenza di attivisti e simpatizzanti, che si sono riuniti nelle aree limitrofe mantenendo una distanza forzata dallo stabile a causa dei cordoni di sicurezza. La situazione, secondo le indicazioni delle autorità, è rimasta sotto controllo, anche se il clima è apparso teso e carico di attenzione da parte di entrambe le parti.

Le scuole chiuse nella zona, una primaria e una dell’infanzia, hanno rappresentato uno degli effetti immediati della scelta di predisporre un dispositivo di sicurezza ampio. La misura ha avuto l’obiettivo di prevenire eventuali criticità legate alla presenza di bambini, genitori e personale scolastico in un’area interessata da un’operazione ad alto impatto. Le famiglie sono state informate della natura precauzionale del provvedimento e della volontà di ripristinare la regolarità delle lezioni non appena le condizioni lo avessero consentito.

La questione dell’ordine pubblico nelle aree considerate più sensibili della città, come quelle in cui si concentrano centri sociali e spazi occupati, torna così al centro dell’agenda istituzionale. Nel corso degli anni, Torino ha spesso fatto da teatro a scontri, sgomberi, presidi e iniziative di protesta legate a tematiche sociali, politiche e internazionali. L’odierna operazione ad Askatasuna si inserisce in questa storia complessa, segnando un nuovo capitolo nel rapporto tra istituzioni e movimenti.

L’attenzione delle autorità locali e nazionali è puntata sulla capacità di gestire situazioni potenzialmente conflittuali garantendo al tempo stesso il diritto a manifestare e la tutela della sicurezza collettiva. Nelle prossime ore sono attese ulteriori valutazioni sulla prosecuzione del presidio nella zona e sull’eventuale evoluzione delle iniziative di solidarietà annunciate da alcuni gruppi vicini al centro sociale.

Prospettive dell’indagine e scenari futuri

L’inchiesta collegata all’operazione di oggi è destinata a svilupparsi nelle prossime settimane, con l’analisi del materiale sequestrato e l’approfondimento delle posizioni delle persone raggiunte da perquisizione o da eventuali provvedimenti giudiziari. Gli inquirenti dovranno verificare la sussistenza delle ipotesi di reato e l’eventuale responsabilità individuale di singoli militanti in relazione agli assalti alle Ogr, alla sede di Leonardo e alla redazione de La Stampa.

In parallelo, la città di Torino si trova nuovamente a confrontarsi con il tema del ruolo dei centri sociali nello spazio pubblico e nella dinamica delle mobilitazioni politiche. Il caso di Askatasuna, occupato dalla metà degli anni Novanta e spesso al centro di discussioni e controversie, rappresenta uno dei nodi principali di questa riflessione. La gestione delle tensioni tra istituzioni e movimenti radicali appare ancora una volta come una questione aperta, che coinvolge non solo l’ambito giudiziario e di polizia, ma anche quello sociale e politico.

L’operazione di oggi, con il coinvolgimento di Digos, reparti mobili e carabinieri, mette in evidenza il livello di attenzione riservato dagli apparati dello Stato alle dinamiche di protesta e alle possibili derive violente. La scelta di intervenire con un dispositivo articolato e di disporre la chiusura di due istituti scolastici mostra la volontà di prevenire qualunque rischio per la sicurezza delle persone presenti nell’area.

Nei prossimi giorni saranno determinanti le comunicazioni ufficiali della procura e della questura di Torino, che dovranno chiarire nel dettaglio la portata del blitz, il numero di persone coinvolte, le eventuali misure adottate e gli sviluppi attesi dell’indagine. Solo allora sarà possibile avere un quadro completo dei motivi alla base di questa operazione e delle sue conseguenze sul tessuto cittadino e sui rapporti tra le parti interessate.

Per il momento, la città osserva con attenzione gli esiti delle perquisizioni e l’evoluzione della situazione intorno al centro sociale Askatasuna, mentre le due scuole rimaste chiuse in via precauzionale si preparano a tornare alla normalità non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno.

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