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“Ci ha lasciato”. Addio al grande giornalista italiano, il triste annuncio

La carriera al Carlino e la passione per lo sport

Il nome di Mario Stoccuto è legato soprattutto alla redazione del Carlino. Era entrato nel mondo del giornalismo quando era ancora giovanissimo: frequentava appena il liceo, negli anni Sessanta, quando iniziò a muovere i primi passi tra articoli, notizie e pagine da chiudere.

Fin dall’inizio, il suo terreno naturale fu lo sport, con un’attenzione particolare alla pallacanestro. Quella passione sarebbe diventata il filo conduttore di un’attività durata decenni, fatta di risultati da raccontare, protagonisti da osservare e di una città da seguire con partecipazione, ma senza rinunciare alla precisione del cronista.

Ci fu anche un passaggio nella cronaca giudiziaria, esperienza che contribuì ad ampliare il suo sguardo professionale. Ma fu sulle pagine sportive che Stoccuto lasciò l’impronta più riconoscibile, fino a diventare per molti anni responsabile dello sport del Carlino a Macerata.

Colleghi, lettori e addetti ai lavori lo consideravano un riferimento. La sua scrittura non inseguiva l’effetto facile: cercava piuttosto di ricostruire il quadro della gara, le ragioni di una vittoria o di una sconfitta, il sentimento che ogni domenica si muove attorno a una squadra.

Mario Stoccuto, le cronache della Maceratese e dell’Inter

La Maceratese è stata la sua passione più grande. Anche quando i problemi di salute resero più complessa la presenza allo stadio, il legame con i colori biancorossi non venne mai meno. Era un rapporto autentico, alimentato dalla conoscenza e da un tifo vissuto con intensità.

Le sue cronache della Rata erano un appuntamento atteso dai lettori, soprattutto il lunedì. Nelle sue pagine non c’era soltanto il tabellino: emergevano l’atmosfera della partita, le attese di una piazza, gli episodi capaci di cambiare il volto di un pomeriggio sportivo.

Da una parte la lucidità del giornalista, dall’altra il trasporto del tifoso: un equilibrio che Stoccuto riusciva a mantenere quasi sempre. Con una sola eccezione, raccontano con affetto quanti hanno condiviso con lui la redazione: quando il discorso arrivava sull’Inter, l’altra grande fede calcistica della sua vita, la partecipazione diventava inevitabilmente più accesa.

Era anche questo a renderlo vicino alle persone. Sapeva discutere di calcio e di sport con competenza, senza trasformare il confronto in distanza, e sapeva usare l’ironia per alleggerire tensioni e giornate complicate.

Il lavoro nell’azienda sanitaria e il ricordo dei colleghi

Il racconto di Mario Stoccuto non si esaurisce nel giornalismo. Parallelamente all’impegno al Carlino, aveva costruito un percorso importante nella struttura amministrativa dell’azienda sanitaria di Macerata, assumendo incarichi via via più rilevanti fino alla guida del settore del personale.

Anche in quell’ambiente era una presenza stimata, conosciuta per serietà e capacità di relazione. Due mondi apparentemente lontani, quello della redazione e quello degli uffici, che nel suo percorso trovavano un punto comune: l’attenzione alle persone e il rispetto per il lavoro condiviso.

Dopo il pensionamento non aveva reciso il legame con il giornale. Aveva proseguito come collaboratore, mettendo ancora a disposizione esperienza e memoria professionale. Non era un ritorno nostalgico, ma la naturale continuità di un’appartenenza coltivata per una vita.

Chi ha lavorato al suo fianco ricorda una persona capace di riportare serenità nei momenti più tesi. Non aveva bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare: bastavano l’equilibrio, la simpatia e quel modo personale di sdrammatizzare che rendeva più lieve anche una giornata difficile.

Funerali di Mario Stoccuto: l’ultimo saluto a Macerata

Dalla redazione del Carlino agli uffici dell’azienda sanitaria, passando per gli spalti dell’Helvia Recina, Mario Stoccuto ha lasciato un segno discreto e profondo. Il suo ricordo resterà legato a una professionalità esercitata senza clamore e a una presenza che, nel tempo, è diventata familiare per tanti.

Lascia la moglie Franca, i figli Laura e Stefano e i nipoti. La camera ardente è stata allestita al centro funerario di via dei Velini.

I funerali si terranno oggi alle 15.30 nella chiesa di Santa Croce. Familiari, amici, colleghi e lettori si ritroveranno per salutarlo: un momento composto, ma inevitabilmente carico di emozione, per una figura che ha saputo raccontare la sua città e farsi voler bene dalla sua città.

Resta una traccia fatta di articoli, ricordi e legami. E resta l’immagine di un giornalista che ha continuato a seguire ciò che amava fino all’ultimo, con lo sguardo attento di sempre e con quella leggerezza che, per chi lo ha conosciuto, sarà difficile dimenticare.

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