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Ciclone devasta la città, è strage: tantissimi morti

Bilancio ufficiale: 40 morti, oltre 400 feriti e 6 dispersi

Il quadro fornito nelle prime comunicazioni ufficiali è grave. In base ai dati diffusi dal Bureau National de Gestion des Risques et des Catastrophes, il bilancio provvisorio è di:

  • 40 morti
  • oltre 400 feriti
  • 6 dispersi

Le autorità segnalano inoltre che più di 260 mila persone risultano colpite dagli effetti del ciclone, tra danni alle abitazioni, perdita di beni e difficoltà di accesso ai servizi di base.

Emergenza abitativa: oltre 18 mila case distrutte e migliaia di sfollati

Tra le conseguenze più critiche del passaggio di Gezani vi è la situazione abitativa. Le informazioni disponibili indicano che oltre 18 mila case sono state distrutte. Il numero di persone rimaste senza alloggio supera le 16 mila, con un aumento della pressione sui centri di accoglienza temporanei.

In diversi quartieri e comuni dell’area interessata, detriti e allagamenti hanno reso difficoltosi gli spostamenti. Le interruzioni dell’elettricità e delle telecomunicazioni stanno complicando anche il coordinamento dei soccorsi.

Interventi umanitari e priorità sanitarie dopo le inondazioni

Nelle ore successive all’impatto, diverse organizzazioni umanitarie hanno avviato interventi di emergenza. I team di Azione Contro la Fame, guidati sul posto dal presidente Robert Sebbag, stanno operando per ristabilire i collegamenti e la logistica essenziale, anche attraverso generatori e connessioni satellitari, con l’obiettivo di raggiungere le aree più isolate.

Le priorità indicate riguardano l’assistenza ai feriti, la distribuzione di acqua potabile e beni di prima necessità e la prevenzione di patologie connesse alla contaminazione delle acque, un rischio segnalato come elevato dopo alluvioni che possono compromettere reti fognarie e sistemi di stoccaggio idrico.

Contesto: crisi umanitaria e vulnerabilità già elevata nel Paese

Le conseguenze del ciclone si inseriscono in un quadro già complesso. Il Madagascar affronta da tempo una crisi umanitaria legata anche all’insicurezza alimentare, particolarmente severa nelle regioni meridionali colpite dalla siccità. Nel corso del 2025, oltre 1,2 milioni di persone risultavano in condizioni di forte vulnerabilità.

Le autorità e gli operatori sul campo segnalano che l’emergenza attuale rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà legate a malnutrizione e accesso ai servizi, mentre la fase di ripristino e ricostruzione si preannuncia complessa per l’entità dei danni e per l’impatto sulle comunità coinvolte.

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