Dagli studi di giurisprudenza alla Nouvelle Vague: gli inizi della carriera
Nato a Milano il 26 marzo 1933, Tinto Brass aveva costruito un percorso professionale lontano da quello che inizialmente sembrava essere il suo destino. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza a Venezia, aveva deciso di seguire la propria passione per il cinema, trasferendosi a Parigi alla fine degli anni Cinquanta.
Nella capitale francese aveva iniziato a lavorare come archivista alla Cinémathèque Française, un’esperienza fondamentale per la sua formazione. In quell’ambiente aveva avuto modo di avvicinarsi ai protagonisti della Nouvelle Vague, movimento destinato a rivoluzionare il linguaggio cinematografico internazionale.
Rientrato in Italia, aveva cominciato a lavorare al fianco di importanti personalità del settore, tra cui Roberto Rossellini, ricoprendo il ruolo di assistente. La sua prima produzione cinematografica si era concentrata su tematiche sociali e sperimentazioni narrative. Tra i titoli di quella fase figura Chi lavora è perduto, film incentrato sulla ribellione giovanile. Successivamente aveva esplorato anche il genere thriller con opere come Col cuore in gola, L’urlo e Nerosubianco, realizzate tra il 1967 e il 1969.

La svolta erotica e i film che lo hanno reso celebre
È però con il cinema erotico che Tinto Brass ha conquistato un posto riconoscibile nell’immaginario collettivo italiano. Il suo stile, provocatorio e lontano dai convenzionali schemi narrativi, aveva trasformato la sensualità in uno degli elementi centrali del suo linguaggio cinematografico.
Attraverso le sue pellicole aveva raccontato il desiderio e il corpo femminile, utilizzandoli anche come strumenti per mettere in discussione le convenzioni sociali e l’ipocrisia borghese. Una visione che aveva suscitato dibattiti, polemiche e curiosità, contribuendo a rendere il suo nome immediatamente riconoscibile.
Tra i film più importanti della sua carriera c’è La chiave, uscito nel 1983 con Stefania Sandrelli. La pellicola rappresentò un passaggio decisivo per la sua notorietà, portando il suo cinema anche oltre i confini nazionali.
Nel 1985 arrivò Miranda, con Serena Grandi, ispirato alla figura della protagonista de La locandiera di Carlo Goldoni. Due anni dopo fu la volta di Capriccio, con Francesca Dellera, mentre nel 1991 diresse Paprika, uno dei suoi lavori più conosciuti, con Deborah Caprioglio protagonista. Ambientato nel mondo delle case di tolleranza prima dell’approvazione della legge Merlin, il film contribuì ulteriormente alla popolarità del regista.
Nel 1992 arrivò infine Così fan tutte, con Claudia Koll, un’altra pellicola destinata a entrare tra i titoli più rappresentativi della sua produzione. Film diversi, ma accomunati da una cifra stilistica inconfondibile, che ha accompagnato Tinto Brass per tutta la sua lunga carriera.
