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Cobolli, figuraccia a Wimbledon: “Ecco perché ho perso”

Tensione sul campo di Londra

Il primo set è rimasto in equilibrio a lungo, ma si è deciso su un episodio: un break che ha consentito a Fery di chiudere 6-4. In quella fase, Cobolli ha mostrato un tennis a tratti efficace, ma senza riuscire a consolidare i propri turni di servizio nei frangenti più delicati, subendo la maggiore lucidità dell’avversario nelle scelte e nella gestione del punto.

Dalla seconda frazione di gioco il nervosismo di Flavio Cobolli è diventato più evidente. La progressiva crescita di fiducia del britannico, unita alla spinta del Centrale, ha contribuito ad alzare la soglia della pressione. L’italiano ha iniziato a perdere continuità soprattutto nello scambio, con un calo nella qualità delle risposte e con un rovescio meno preciso rispetto agli standard mostrati nelle giornate precedenti.

Nel secondo set la partita è rimasta aperta fino al tie-break, snodo fondamentale dell’incontro. Proprio lì, Cobolli ha pagato una serie di errori gratuiti, concedendo un immediato mini break e rincorrendo nel punteggio. Dopo l’ennesima palla terminata fuori, l’azzurro si è girato verso la tribuna dove era seduto il suo staff tecnico e ha alzato il pollice in un gesto ironico, interpretato come segnale di protesta per indicazioni che, in quel momento, non stavano producendo risultati.

In panchina, come di consueto, a guidare l’angolo del tennista romano c’era il padre Stefano Cobolli, che ricopre anche il ruolo di allenatore. Il gesto del figlio ha preceduto un confronto verbale diretto: Cobolli ha chiesto con tono provocatorio un aiuto concreto per modificare l’andamento del match. La risposta del padre ha provato a richiamare l’orgoglio agonistico e la necessità di rientrare mentalmente in partita, ma l’effetto non è stato quello sperato.

Il tie-break è andato a Fery, che ha chiuso il secondo set 7-6 e ha preso un vantaggio psicologico decisivo. Nel terzo parziale, Cobolli non è riuscito a recuperare energia e lucidità: il set conclusivo è scivolato via rapidamente, con il britannico capace di controllare gli scambi e di aumentare la pressione, fino al pesante 6-0 che ha sancito la fine dell’incontro.

Arthur Fery a Wimbledon durante il match contro Flavio Cobolli

Le dichiarazioni post match di Cobolli

Dopo la partita, Cobolli ha analizzato la sconfitta in modo autocritico, riconoscendo di non aver gestito nel modo corretto il ruolo di favorito e di essere entrato in campo con un atteggiamento non adeguato. In conferenza stampa ha spiegato: “Ecco perché ho perso”, collegando l’eliminazione a una combinazione di pressione, letture tattiche sbagliate e difficoltà nel rimanere stabile emotivamente dal primo punto.

Il romano, indicato come numero 10 del ranking ATP e numero 5 nella Race, ha ammesso che la situazione era differente rispetto ad altri quarti Slam affrontati in passato contro avversari di primissima fascia. Questa volta, la gestione della partita richiedeva di mantenere equilibrio e umiltà anche nei momenti di vantaggio o di apparente controllo, aspetto che non è riuscito a garantire con continuità.

Cobolli ha riconosciuto anche i meriti dell’avversario: Arthur Fery, numero 114 al mondo e wild card del torneo, ha espresso un livello di gioco elevato, soprattutto nei punti importanti. La capacità del britannico di restare solido nel primo set, di salire di colpi nel tie-break e di non concedere spazi nel terzo parziale è stata determinante per completare l’impresa e guadagnare l’accesso alle semifinali.

Il peso del contesto: erba, pubblico e gestione emotiva

L’erba di Wimbledon amplifica spesso i dettagli: un rimbalzo più basso, una risposta che scappa via, un turno di servizio perso in un attimo possono cambiare l’inerzia di un set. In questo scenario, la solidità mentale diventa un fattore centrale, perché costringe i giocatori a resettare rapidamente dopo un errore e a mantenere chiarezza nelle scelte tattiche.

Nel match dei quarti, il sostegno costante del pubblico per Fery ha contribuito a rendere più complessa la gestione delle emozioni per Cobolli. La reazione dell’azzurro, culminata nel gesto verso il proprio angolo e nel confronto con lo staff, ha evidenziato un passaggio di difficoltà nel trasformare la frustrazione in un’energia utile a rimanere competitivo.

La partita ha mostrato anche quanto sia determinante la continuità nei momenti decisivi: nel tennis Slam, e in particolare nelle fasi avanzate, un tie-break può pesare quanto un intero set. Dopo aver perso il secondo parziale, Cobolli non è riuscito a ritrovare il livello necessario per riaprire l’incontro, mentre Fery ha gestito il vantaggio con crescente sicurezza.

Le prospettive per il tennis azzurro

L’eliminazione di Cobolli rappresenta un episodio significativo per il tennis italiano e, al tempo stesso, un punto di lavoro per il percorso del giocatore. Il torneo londinese gli consegna comunque un bilancio utile in termini di esperienza e di punti, ma sottolinea l’importanza della gestione della pressione nelle giornate in cui ci si ritrova nella posizione di favorito.

Il confronto acceso con il proprio team e il blackout nel terzo set saranno temi di analisi nelle settimane successive, con l’obiettivo di migliorare la capacità di restare lucidi anche quando il match si complica. Nei grandi palcoscenici, infatti, il talento tecnico ha bisogno di essere sostenuto da un equilibrio emotivo costante per poter produrre risultati all’altezza delle aspettative.

Per Cobolli, la sconfitta contro Arthur Fery può diventare un passaggio di crescita: l’esperienza di un quarto di finale a Wimbledon, con un ruolo di responsabilità e con un ambiente ostile, offre indicazioni concrete su cosa consolidare in vista dei prossimi impegni internazionali. L’obiettivo dichiarato resta quello di trasformare la delusione in lavoro quotidiano, così da presentarsi più pronto nei prossimi appuntamenti del circuito.

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