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“Come il lockdown!” Pronti a misure drastiche: sta già capitando altrove

Il panorama geopolitico internazionale sta subendo una trasformazione radicale che rischia di proiettare l’Italia e l’intero continente europeo in una dimensione di emergenza senza precedenti. La crisi bellica esplosa oltre un mese fa tra Iran, Stati Uniti e Israele ha innescato una reazione a catena che va ben oltre i confini del Medio Oriente, colpendo direttamente il cuore pulsante dell’economia e della quotidianità occidentale. Non si tratta più di una minaccia astratta o di una fluttuazione temporanea dei prezzi di borsa, ma di una prospettiva concreta che le istituzioni hanno già iniziato a chiamare con un termine che evoca ricordi recenti e dolorosi: lockdown energetico. Le parole del commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, rilasciate in una intervista al Financial Times, suonano come un monito severo per i governi nazionali, richiamando alla memoria la celebre alternativa posta da Mario Draghi nel 2022 tra la pace e l’uso dell’aria condizionata.

Lo scenario di crisi internazionale

La situazione attuale è alimentata da una tensione che sembra destinata a durare nel tempo, con implicazioni strutturali che non permettono ottimismo a breve termine. La chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta il punto di massima criticità, poiché questo snodo fondamentale per il transito del petrolio mondiale è diventato il baricentro dello scontro. A questo si somma il bando totale sul gas naturale liquefatto di provenienza russa, una misura che, pur essendo necessaria sul piano politico, priva l’Europa di una valvola di sfogo fondamentale durante i picchi di domanda. Secondo le analisi di Bruxelles, ci troviamo di fronte a uno shock energetico di lunga durata che obbligherà a rivedere interamente i modelli di consumo dei cittadini e delle imprese, poiché i prezzi dell’energia rimarranno elevati per un periodo molto esteso, rendendo insostenibile il mantenimento degli standard attuali senza interventi drastici.

Sebbene Dan Jorgensen abbia precisato che non siamo ancora in una fase di totale interruzione degli approvvigionamenti, la Commissione Europea sta preparando il terreno per gli scenari peggiori. Il piano d’azione prevede la possibilità di attivare strumenti legislativi d’emergenza che potrebbero imporre il razionamento del carburante e il rilascio coordinato delle riserve petrolifere strategiche. L’obiettivo è prevenire il collasso del sistema attraverso una riduzione preventiva della domanda. L’Europa non vuole farsi trovare impreparata e sta valutando misure che incidono profondamente sulla libertà di movimento e sull’organizzazione del lavoro. Tra le ipotesi al vaglio ci sono l’incentivazione massiccia dello smart working per eliminare gli spostamenti non necessari e la limitazione dei voli aerei laddove esistano alternative ferroviarie valide, cercando di preservare il più possibile le scorte di gasolio e carburante per l’aviazione.

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