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Condanna a Irene Pivetti, la decisione della Cassazione spiazza tutti

Una decisione inattesa ha cambiato nuovamente il corso del procedimento giudiziario che vede protagonista Irene Pivetti. Dopo le condanne già pronunciate nei precedenti gradi di giudizio, la Suprema Corte ha scelto una strada diversa, aprendo un nuovo capitolo della vicenda. La motivazione e gli effetti della decisione saranno ora al centro dei prossimi passaggi processuali.

Irene Pivetti, Cassazione annulla la condanna per autoriciclaggio ed evasione fiscale

La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai difensori di Irene Pivetti e ha annullato con rinvio la sentenza che aveva stabilito una condanna a 4 anni di reclusione per l’ex presidente della Camera dei deputati, accusata di autoriciclaggio ed evasione fiscale.

Come riferito da Adnkronos, il legale di Pivetti, Filippo Cocco, ha espresso soddisfazione per l’esito del procedimento: “molto soddisfatto” del risultato ottenuto dopo il pronunciamento della Suprema Corte.

La decisione dei giudici comporta quindi un nuovo esame della vicenda giudiziaria, senza una conferma definitiva della precedente condanna. Il fascicolo tornerà ora a una diversa sezione della Corte d’appello di Milano, chiamata a rivalutare il caso.

Il processo sulle Ferrari Gran Turismo: cosa contestava l’accusa

Al centro dell’inchiesta ci sono alcune operazioni commerciali finite sotto la lente degli investigatori, in particolare la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo. Secondo l’accusa, queste operazioni sarebbero state utilizzate per occultare un’evasione fiscale.

Il procedimento aveva portato alla condanna di Irene Pivetti in primo grado nel settembre 2024, quando la Corte d’appello di Milano aveva inflitto una pena di 4 anni. La sentenza era stata poi confermata nel successivo grado di giudizio, prima del ricorso presentato davanti alla Corte di Cassazione.

La Suprema Corte, però, ha deciso di accogliere le contestazioni avanzate dalla difesa, disponendo l’annullamento con rinvio della sentenza. Questo significa che il processo dovrà essere nuovamente valutato da un collegio diverso rispetto a quello che aveva emesso la precedente decisione.

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