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Cortei, durante la manifestazione a Napoli accade l’impensabile

Napoli, le sfogliatelle agli agenti: «Non sono loro il problema»

Un gesto semplice, ma accompagnato da un messaggio che ha dato all’iniziativa un significato particolare: «Non sono loro il problema, non dobbiamo prendercela con le forze dell’ordine: anche loro devono mettere la benzina e fare la spesa».

Una frase che sposta per un momento il punto di osservazione. Perché dietro le uniformi ci sono lavoratori, uomini e donne che devono affrontare le stesse difficoltà economiche che alimentano il malcontento di chi protesta. Il caro carburante, il prezzo della spesa, le bollette e la fatica di arrivare alla fine del mese non risparmiano certo chi indossa una divisa.

L’iniziativa, raccontata anche attraverso le immagini diffuse dalle agenzie di stampa, non rappresenta una presa di posizione contro le ragioni della mobilitazione. Al contrario, i ragazzi hanno voluto distinguere tra le responsabilità politiche contestate nelle piazze e il lavoro di chi è chiamato a presidiare le manifestazioni. Un tentativo di abbassare quella barriera di diffidenza che spesso si crea quando un corteo incontra un cordone di sicurezza.

Cortei e forze dell’ordine: il segnale arrivato da Bologna

Napoli non è stata l’unica città in cui, durante la giornata di sciopero, si sono viste immagini diverse da quelle abituali. Anche Bologna ha restituito un momento di confronto che merita attenzione. Qui il corteo contro il carovita ha raggiunto la tangenziale, dopo una fase di tensione con il dispositivo di sicurezza predisposto per impedire il passaggio dei manifestanti.

Come ricostruisce il Corriere di Bologna, durante il confronto si sono registrati spintoni e momenti concitati, prima che gli agenti lasciassero transitare il corteo. Successivamente, mentre i manifestanti attraversavano la tangenziale e l’autostrada, alcuni militari della Guardia di Finanza hanno abbassato gli scudi e si sono tolti il casco.

Dall’altra parte sono arrivati applausi e parole di riconoscimento. «Siete lavoratori anche voi», hanno gridato alcuni partecipanti alla manifestazione. Qualcun altro ha rivolto agli agenti un augurio di buon lavoro. Un’immagine insolita, soprattutto considerando il clima di contrapposizione che aveva accompagnato i momenti precedenti.

Non si è trattato di una giornata priva di tensioni. Il passaggio del corteo era stato preceduto da un confronto acceso e da tentativi di superare il blocco degli agenti. Ma proprio per questo il successivo scambio ha assunto un significato particolare: per qualche istante, al di là degli scudi e delle divise, sono emerse le persone.

E c’è un altro dettaglio che ha attirato l’attenzione. Al termine della protesta, alcuni manifestanti si sono impegnati a ripulire l’asfalto dai rifiuti lasciati durante il blocco stradale. Un comportamento che, insieme al saluto rivolto ai finanzieri, ha contribuito a restituire un’immagine meno scontata della mobilitazione.

Sciopero generale, le ragioni della protesta e il rischio degli scontri

Per comprendere il significato di questi episodi bisogna tornare alle ragioni che hanno portato migliaia di persone in strada. Lo sciopero generale del 30 ottobre, proclamato dall’Unione Sindacale di Base (Usb), ha coinvolto diverse città italiane con una mobilitazione contro il carovita, i salari bassi, i tagli alla spesa sociale e la politica del riarmo.

A Napoli, il corteo è partito da piazza Mancini, con la partecipazione di studenti universitari, delegazioni delle scuole, lavoratori e famiglie. Tra le rivendicazioni principali figuravano il diritto a salari adeguati, il contrasto al caro affitti e la richiesta di maggiori investimenti nella sanità, nell’istruzione e nei trasporti.

A spiegare il malcontento dei manifestanti è stato anche Enzo De Vincenzo, del coordinamento Campania Usb, che ha descritto le difficoltà quotidiane di chi non riesce più a sostenere il costo della vita. La contestazione riguarda anche la destinazione delle risorse pubbliche: secondo il sindacato, occorrerebbe privilegiare i servizi e i bisogni sociali anziché aumentare gli investimenti nel settore militare.

La mobilitazione si è inserita in una giornata nazionale particolarmente complessa sul fronte dell’ordine pubblico. A Milano, Roma, Torino, Vicenza e Mestre si sono registrati episodi di tensione, con scontri e interventi delle forze dell’ordine in alcune piazze. A Torino, in particolare, sono stati utilizzati gli idranti per respingere i manifestanti avvicinatisi ai cordoni di sicurezza. A Vicenza si sono verificati scontri con alcuni feriti, mentre a Roma sono stati segnalati lanci di oggetti contro gli agenti.

Un quadro che riporta inevitabilmente al centro una questione delicata: come garantire il diritto di manifestare senza che le proteste degenerino in violenze? Le immagini degli scontri finiscono spesso per occupare il centro della cronaca, lasciando sullo sfondo le ragioni di lavoratori, studenti e cittadini che partecipano pacificamente alle mobilitazioni. Allo stesso tempo, il tema dell’uso della forza da parte delle forze dell’ordine continua ad alimentare discussioni e polemiche.

Sarebbe ingenuo pensare che qualche vassoio di dolci possa cancellare tensioni e diffidenze sedimentate nel tempo. Le sfogliatelle offerte a Napoli non risolvono il problema del carovita, così come gli scudi abbassati a Bologna non cancellano le difficoltà incontrate durante il corteo. Ma sono immagini che raccontano un’altra possibilità: quella di riconoscere, anche in una giornata di protesta, che dall’altra parte della barricata non c’è necessariamente un nemico.

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