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“Cosa ho visto prima dell’omicidio di Chiara Poggi”. Garlasco, il testimone si mostra e parla (VIDEO)

La ragazza in bicicletta: la descrizione fornita dal testimone

Tra gli elementi che sostiene di ricordare con maggiore precisione, l’uomo ha indicato l’incontro con una ragazza bionda in bicicletta. La scena, secondo la sua versione, sarebbe rimasta impressa per la sensazione di urgenza che avrebbe percepito nel comportamento della giovane.

Nel virgolettato riportato, ha dichiarato: “Io ti posso anche descrivere le altre persone che ho visto, a me è rimasto tutto impresso – ha spiegato – perché quando succede qualcosa tu ti stampi nella memoria quello che vedi. In quel momento l’ho guardata, ci siamo guardati in faccia, e l’ho seguita proprio con lo sguardo dopo che lei ha svoltato. Era una bella ragazza, mi sono girato e l’ho guardata e se n’è andata che pedalava a una velocità assurda. Sinceramente non posso dirti che ho percepito una fuga; io ho percepito che aveva fretta, e aveva due occhi spiritati”.

Ha aggiunto che la ragazza avrebbe indossato “un bel completino nero, una magliettina, il pantalone, e mi ricordo gli occhiali sulla testa” e che la bicicletta “era una bici nera, “ con raggi che, a suo dire, riflettevano la luce.

Perché non parlò allora e la scelta di farsi avanti oggi

Il testimone ha affrontato anche il tema del perché non si sia presentato agli investigatori all’epoca. In merito, ha dichiarato: “Sinceramente non mi dispiace di non aver testimoniato all’epoca, se poi il mio destino sarebbe stato quello di tanti altri che ci hanno provato, hanno detto, per poi come li è andata a finire”, aggiungendo: “Ma io non ci ho mai pensato perché era proprio una cosa che non mi interessava”.

Secondo quanto riferito, solo negli ultimi mesi avrebbe maturato la decisione di parlare, spiegandola così: “credo di essere stato mosso dalla coscienza di vedere una situazione che non è chiara, qualcosa di anomalo in tutta questa vicenda. I carabinieri ritengono che io abbia detto delle menzogne? Ritengono che quello che io ho detto non sia vero? Ebbene, mi denunciano e mi contestino che io ho dichiarato il falso”.

Il recapito e l’ipotesi dell’errore sul numero

L’uomo ha riferito inoltre un possibile dettaglio relativo ai contatti forniti quando si presentò dai carabinieri lo scorso anno. Ha dichiarato: “magari ho dato un numero di telefono che loro dovevano controllare, ma avendone io in uso tre in quel periodo, magari non ho dato quello giusto che ho utilizzato quella mattina. Ma me lo chiedessero e dico scusate, ne avevo tre, provate a controllare gli altri due”.

L’episodio dopo la deposizione: la minaccia al citofono

Nel corso dell’intervista, il testimone ha raccontato anche un episodio che sostiene essere avvenuto dopo la sua deposizione. Ha riferito che, nonostante le garanzie sul segreto investigativo, “venti giorni dopo, al citofono di casa” si sarebbero presentate “due persone, due facce poco raccomandabili. “

Nel suo racconto, avrebbe ricevuto queste parole: “Ricordati che di Garlasco non sai niente e devi farti gli affari tuoi, sennò finisce male”. Ha inoltre aggiunto di ricordare l’auto con cui sarebbero andati via, indicando una Polo nera e descrivendo la dinamica dell’allontanamento.

Stato della vicenda e verifiche

Le dichiarazioni rese in trasmissione si inseriscono nel quadro dell’attenzione mediatica che periodicamente torna sul delitto di Garlasco. Gli elementi riferiti dal testimone, inclusi gli aspetti legati ai presunti incontri e alle circostanze successive alla deposizione, restano legati alle verifiche e alle valutazioni delle autorità competenti.

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