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Il veleno “perfetto” della Guerra Fredda nel cuore di Campobasso: cos’è la ricina e perché non lascia scampo

Come uccide la ricina: il blocco dei ribosomi

Il meccanismo d’azione della ricina è di una precisione chirurgica e subdola. Una volta entrata nell’organismo, la molecola si lega alla superficie della cellula, “ingannandola” per farsi assorbire. Una volta all’interno, agisce come un sabotatore: disattiva i ribosomi, le strutture responsabili della sintesi proteica.

Senza la capacità di produrre proteine, la cellula smette di funzionare e muore. Gli organi iniziano a collassare uno dopo l’altro. A seconda della via di assunzione, i sintomi cambiano, ma l’esito resta spesso fatale:

  • Ingestione: provoca vomito, diarrea emorragica e insufficienza renale.
  • Inalazione: causa edema polmonare e insufficienza respiratoria.
  • Iniezione: la via più rapida, che porta al collasso circolatorio e alla morte in circa 3-5 giorni.

Dal “delitto dell’ombrello” ai giorni nostri

La ricina non è nuova alle cronache nere. Il caso più celebre risale al 1978, nel pieno della Guerra Fredda. Il dissidente bulgaro Georgi Markov venne ucciso a Londra mentre aspettava l’autobus sul ponte di Waterloo. Un uomo lo punse alla gamba con la punta modificata di un ombrello: era una capsula microscopica di ricina. Markov morì quattro giorni dopo in ospedale.

Nonostante sia stata scartata dagli eserciti come arma di massa (perché meno “maneggevole” dei gas nervini), la ricina è rimasta lo strumento preferito per attentati mirati. Negli anni è stata recapitata tramite lettere a leader mondiali come Barack Obama e Donald Trump.

I precedenti in Italia: da Torino a Campobasso

Il caso di Campobasso non è l’unico nel nostro Paese. Già nel 2019, a Torino, due giovani tentarono di avvelenare alcuni coetanei per motivi di gelosia, dimostrando quanto questa sostanza, pur non essendo di facile reperibilità, possa diventare un’arma letale nelle mani di chi cerca vendetta.

Oggi, mentre la Procura molisana scava nel passato delle due vittime di Natale, la scienza continua la sua corsa contro il tempo. La società americana Soligenix sta sviluppando un vaccino sperimentale, ma la strada per l’approvazione della FDA è ancora lunga. Per chi entra in contatto con la ricina oggi, resta solo la speranza di trattamenti di emergenza, in una lotta impari contro un veleno che non perdona.

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