La decisione del padre: nuovo avvocato
In questo contesto, Di Vita ha nominato come nuovo difensore l’avvocato Vittorino Facciolla, consigliere regionale del Pd e persona indicata come amico di lunga data. La decisione è arrivata mentre l’attenzione pubblica sul caso cresceva e mentre si attendevano i riscontri del centro antiveleni.
Le parole rivolte al legale sono state riportate come espressione di forte difficoltà personale: «Vittorino, dammi una mano. Non ho segreti, ma ho bisogno di affidarmi a chi mi conosce e capisce il mio malessere, il disagio che vivo. Non esiste nulla delle storie che raccontano. Questa narrazione che corre sta distruggendo me e mia figlia».
L’avvocato Facciolla ha accettato l’incarico e, in merito alla posizione del suo assistito, ha ribadito: «Gianni Di Vita è e resterà parte offesa. Ma è necessario un cambio di passo nel modo di prendere parte all’inchiesta. Per lui non è neanche da prendere in considerazione l’idea di essere accusato di un reato».
Dal punto di vista procedurale, la presenza di un legale può incidere sul modo in cui la famiglia e il soggetto coinvolto interagiscono con gli atti, con le richieste di accesso alle informazioni e con la partecipazione alle eventuali consulenze. Resta centrale, in ogni caso, l’attesa degli elementi tecnici che dovranno chiarire con precisione la dinamica sanitaria dei decessi e l’eventuale presenza di ricina.

Indagini contro ignoti e prossimi sviluppi
L’inchiesta è attualmente aperta contro ignoti e procede su basi strettamente tecniche. Gli investigatori stanno lavorando su campioni biologici, analisi tossicologiche e ricostruzione dettagliata delle ultime ore di vita delle due donne.
Il punto centrale resta uno: stabilire se vi sia stata un’esposizione a una sostanza altamente tossica e, in caso positivo, capire come sia avvenuta.