Il rientro in Italia di Leonardo Bove
Secondo quanto ricostruito, Leonardo era rimasto in Svizzera quando gli altri studenti erano già stati trasportati a Milano. Le sue condizioni, caratterizzate da ustioni estese e da un’importante esposizione ai fumi sviluppatisi nel locale in fiamme, richiedevano massima prudenza da parte dei medici. Il trasferimento verso l’Italia è stato programmato solo dopo che la situazione clinica si è stabilizzata, per evitare rischi ulteriori durante il trasporto in elicottero.

Le difficoltà del trasferimento e il maltempo sulle Alpi
Una volta ottenuto il via libera sanitario, è stata la meteorologia a ritardare ulteriormente il rientro. Sulle Alpi si sono registrate giornate di neve, vento forte e scarsa visibilità, condizioni che hanno reso impossibile per ore il decollo dei mezzi di soccorso aereo. Soltanto una breve finestra di miglioramento, nella giornata di ieri, ha consentito l’operatività del volo che ha portato prima Leonardo a Zurigo e successivamente al Niguarda di Milano, completando il percorso di rimpatrio.
Come riportato anche da ANSA, l’elicottero sanitario è atterrato in serata all’ospedale Niguarda, segnando il completamento del dodicesimo volo dedicato al trasferimento dei feriti italiani coinvolti nel rogo di Crans-Montana. Con questo arrivo si è chiuso il ciclo dei rientri verso la Lombardia, concentrando presso la struttura milanese il gruppo più numeroso di pazienti ustionati provenienti dalla tragedia.
Con il trasferimento di Leonardo Bove, i quattro studenti del liceo Virgilio – Leonardo, Kean, Sofia e Francesca – si trovano ora in stanze contigue dello stesso reparto. A scuola i loro nomi corrispondono a banchi vuoti, verifiche rinviate e una quotidianità improvvisamente interrotta; in corsia, invece, coincidono con altrettanti posti letto in un’unità altamente specializzata, dove l’obiettivo è stabilizzare i parametri vitali, trattare le ustioni e prevenire complicanze respiratorie e infettive. I medici sottolineano che il percorso terapeutico sarà lungo e impegnativo per tutti loro.
La situazione al Niguarda e lo stato dei feriti italiani
La direzione sanitaria del Niguarda ha comunicato che, complessivamente, sono dodici i pazienti ricoverati presso l’ospedale milanese dopo l’incendio di Crans-Montana. Si tratta principalmente di persone che hanno riportato ustioni di varia gravità e importante inalazione di fumi, con conseguenti danni alle vie respiratorie. Per la maggior parte di loro permane una prognosi riservata, indicativa di un quadro clinico serio e in evoluzione.
Nel Centro ustioni sono in corso trattamenti intensivi che includono medicazioni complesse, monitoraggio costante delle funzioni vitali, terapie per il controllo del dolore e, laddove necessario, supporto respiratorio. In diversi casi si prevede il ricorso a interventi chirurgici ricostruttivi, come innesti cutanei e procedure di chirurgia plastica, oltre a successive fasi di riabilitazione motoria e funzionale. I tempi di recupero, spiegano gli specialisti, variano notevolmente a seconda dell’estensione e della profondità delle lesioni.
La presenza congiunta dei quattro studenti della terza D nello stesso reparto assume anche una valenza relazionale. Sebbene l’attenzione rimanga concentrata sugli aspetti clinici, i sanitari evidenziano l’importanza del sostegno reciproco nei percorsi di cura, specialmente in pazienti giovani che hanno vissuto lo stesso evento traumatico. La possibilità di vedersi, parlarsi o semplicemente percepire la vicinanza degli altri compagni di classe costituisce un elemento aggiuntivo all’interno di un trattamento che, in prospettiva, dovrà integrare anche un supporto psicologico strutturato.
Nelle aule del liceo Virgilio, docenti e studenti descrivono la classe come «sospesa» nel tempo, con il pensiero costantemente rivolto a quanto accaduto in Svizzera. Il rientro di Leonardo in Italia viene interpretato come un primo segnale concreto verso una possibile, seppur lenta, ripresa di una forma di normalità. L’attenzione rimane alta sulle condizioni dei quattro ragazzi, ma la consapevolezza di averli tutti nello stesso ospedale, affidati a un’equipe specializzata, rappresenta per la comunità scolastica un elemento di rassicurazione.
Le ore successive al rogo e l’angoscia delle famiglie
Dietro le stanze del reparto del Niguarda ci sono le storie dei familiari, che hanno affrontato giornate segnate da una forte angoscia e da informazioni frammentarie. La famiglia di Leonardo Bove è un esempio emblematico di quanto accaduto a molti genitori. Nelle prime ore dopo la diffusione della notizia dell’incendio, mentre il bilancio delle vittime e dei feriti veniva aggiornato di continuo, il fratello maggiore Mattia si è recato al pronto soccorso del Niguarda nel tentativo di ottenere indicazioni sullo stato del congiunto, ma in quel momento non erano ancora disponibili dati certi sui singoli pazienti.
Nel frattempo, i genitori di Leonardo hanno trascorso oltre ventiquattro ore nella ricerca del figlio tra diversi ospedali svizzeri. La gestione dell’emergenza, con trasferimenti rapidi, triage in più strutture e una mole significativa di feriti, ha reso complessa la raccolta e la trasmissione delle informazioni. Soltanto in un secondo momento è arrivata la conferma del suo ricovero a Zurigo, in condizioni ritenute troppo delicate per autorizzare un immediato rientro in Italia. L’attesa, accompagnata da scarse notizie ufficiali, è stata per i familiari particolarmente difficile da sostenere.
Quando il quadro clinico ha iniziato a stabilizzarsi, le speranze di un trasferimento a Milano si sono nuovamente scontrate con il maltempo. Le ripetute cancellazioni o sospensioni dei voli hanno allungato ulteriormente i tempi, generando nuove preoccupazioni nelle famiglie già provate dagli eventi. La successiva apertura di una finestra meteorologica favorevole ha finalmente permesso l’organizzazione del volo che ha portato Leonardo in Lombardia, segnando la conclusione di un periodo di attesa senza certezze sulla durata.
Chi è Leonardo Bove: scuola, calcio e solidarietà
Al di fuori delle mura ospedaliere, Leonardo Bove è conosciuto come un ragazzo molto legato al mondo del calcio. Chi lo frequenta in ambito sportivo lo descrive come un giovane dinamico, determinato e generoso, capace di trasmettere entusiasmo ai compagni di squadra. Nel ruolo di attaccante, viene considerato un giocatore con buone qualità realizzative, abituato a esporsi in prima linea e a non arrendersi facilmente nelle situazioni difficili.
Per Leonardo il calcio non rappresenta soltanto un hobby, ma un progetto concreto per il futuro. L’impegno negli allenamenti, la partecipazione alle competizioni giovanili e l’attenzione alla crescita tecnica e fisica indicano un orientamento preciso, con l’obiettivo di costruirsi una strada nel settore sportivo. Oggi questo percorso si intreccia con le conseguenze dell’incendio di Crans-Montana, che ha lasciato cicatrici fisiche e psicologiche importanti, ma non cancella le aspirazioni del ragazzo né il suo legame con il campo.
Attorno a lui, nelle ultime settimane, si è attivata una vera e propria rete di solidarietà. La sua società calcistica ha promosso una raccolta fondi finalizzata a sostenere le spese legate alle cure e alla riabilitazione, iniziativa che ha riscosso una risposta significativa da parte di tifosi, amici e conoscenti. In parallelo, i colleghi del padre hanno organizzato un’ulteriore campagna di donazioni, contribuendo a incrementare le risorse a disposizione della famiglia per affrontare questa fase complessa.
Le raccolte fondi sono state affiancate da numerosi messaggi di vicinanza e incoraggiamento, provenienti non solo dall’ambiente scolastico e sportivo, ma anche da parte di semplici cittadini colpiti dalla vicenda. In diverse realtà locali sono state ipotizzate ulteriori iniziative di sostegno, come eventi sportivi benefici o serate dedicate, che potranno essere organizzate nei prossimi mesi in base all’evoluzione delle condizioni cliniche dei ragazzi coinvolti.
Un percorso lungo tra cure, riabilitazione e supporto psicologico
Per i dodici pazienti ricoverati al Niguarda dopo l’incendio di Crans-Montana, il percorso di cura non si esaurisce nella fase di emergenza. Una volta superata la criticità iniziale, dovranno affrontare un programma strutturato di riabilitazione, che include terapie fisiche, esercizi mirati al recupero della mobilità, trattamenti per la gestione delle cicatrici e controlli periodici. La complessità delle ustioni richiede spesso un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento di anestesisti, chirurghi plastici, fisioterapisti e psicologi.
Accanto agli aspetti strettamente sanitari, riveste particolare importanza la presa in carico psicologica delle vittime, soprattutto nel caso di adolescenti come i quattro studenti del liceo Virgilio. L’esperienza di un incendio in un ambiente chiuso, l’evacuazione in condizioni di panico e la perdita di amici o conoscenti possono determinare disturbi d’ansia, insonnia, flashback e altre manifestazioni tipiche dello stress post-traumatico. Per questa ragione, le strutture ospedaliere e scolastiche stanno lavorando per predisporre interventi di supporto dedicati.
La riunione dei quattro compagni di classe nello stesso reparto rappresenta, in questo contesto, un elemento che potrebbe facilitare almeno in parte l’elaborazione condivisa di quanto accaduto. Pur restando prioritaria la tutela della loro salute fisica, la possibilità di condividere ricordi, timori e speranze con chi ha vissuto lo stesso evento può costituire un fattore di protezione rispetto al rischio di isolamento emotivo. Anche il collegamento costante con la scuola, tramite aggiornamenti, messaggi e iniziative di sostegno, viene considerato un aspetto utile per mantenere un ponte con la quotidianità precedente all’evento.
In corsia, tra apparecchiature elettromedicali, medicazioni e silenzi, i quattro ragazzi del Virgilio stanno affrontando una fase decisiva della loro vita. La presenza congiunta al Niguarda, il lavoro degli operatori sanitari e il sostegno delle famiglie e delle rispettive comunità di riferimento delineano l’avvio di un cammino lungo e impegnativo, finalizzato non solo alla guarigione fisica, ma anche alla ricostruzione, per quanto possibile, di una quotidianità segnata dalla tragedia di Crans-Montana.