Il soggiorno in montagna e quella scelta dell’ultima ora
La presenza della famiglia Costanzo a Crans-Montana rientrava in una consuetudine consolidata nel tempo. I Costanzo possiedono infatti una casa nella località svizzera, acquistata anni fa dal nonno, e vi trascorrono spesso periodi di vacanza, in particolare durante le festività natalizie. Il soggiorno di quest’anno si inseriva nella continuità di questa tradizione familiare. Secondo la ricostruzione fornita dal padre, tuttavia, per questo Capodanno le intenzioni di Chiara erano diverse. La ragazza inizialmente non desiderava partire per la montagna, preferendo restare altrove per festeggiare insieme a un’amica. La scelta di raggiungere la Svizzera è maturata solo in un secondo momento, anche a causa dell’assenza di posti disponibili nella meta alternativa individuata.
Alla fine, la sedicenne ha deciso di seguire i genitori nel consueto soggiorno invernale. La sera del 31 dicembre, come spesso accade tra adolescenti, aveva espresso il desiderio di uscire e partecipare ai festeggiamenti di Capodanno in un locale della zona. Andrea Costanzo ricorda come lui e la moglie abbiano incoraggiato la figlia a vivere quell’occasione di svago, invitandola a divertirsi con responsabilità. Col senno di poi, questo incoraggiamento assume per il padre un peso emotivo enorme. L’uomo rievoca quei momenti con profonda amarezza, consapevole che la decisione di spingerla a uscire, vissuta allora come un gesto di normalità e fiducia, è oggi legata alla notte in cui la figlia ha perso la vita. Una circostanza che rende ancora più doloroso il ricordo di quelle ore precedenti all’incendio.

Il momento del rogo e l’impotenza dei soccorsi
Quando il rogo è divampato all’interno del locale di Crans-Montana, si è generata una situazione di caos e panico. Secondo le prime informazioni, il fuoco si sarebbe propagato rapidamente, alimentato dalle condizioni interne e dalla presenza di numerose persone riunite per il conto alla rovescia di Capodanno. In pochi minuti, l’ambiente si è riempito di fumo, rendendo difficoltosa la visibilità e le vie di fuga. Appresa la notizia dell’incendio, Andrea Costanzo si è recato immediatamente sul posto, nel tentativo di raggiungere la figlia. Il padre ha raccontato di essersi portato davanti al bar per cercare di entrare e capire cosa stesse accadendo, ma l’accesso alla struttura è stato impedito dai vigili del fuoco e dai soccorritori, impegnati nelle operazioni di spegnimento e messa in sicurezza. In quei minuti concitati, la priorità delle autorità era evitare ulteriori rischi alle persone e garantire l’incolumità di chi cercava di avvicinarsi all’area interessata. Per il padre, tuttavia, resta il rimpianto di non aver potuto compiere alcun gesto concreto per soccorrere la figlia, un sentimento di impotenza che si aggiunge al dolore per la perdita subita.
Le squadre di emergenza svizzere hanno operato a lungo per domare le fiamme, evacuare i presenti e trasferire i feriti negli ospedali della regione. Le procedure di identificazione delle vittime, come avviene in casi di questo tipo, sono risultate complesse e hanno richiesto tempo, sia per la gravità delle condizioni dei corpi coinvolti, sia per la presenza di cittadini di diversa nazionalità. Pur nel pieno di una sofferenza ancora acuta, il padre di Chiara ha espresso fin da subito la volontà di ottenere giustizia. La famiglia chiede che vengano chiarite le circostanze che hanno portato alla morte della figlia e che siano accertate eventuali responsabilità oggettive nell’organizzazione della serata e nella gestione della sicurezza del locale.