Il tragico bilancio: vite spezzate e sogni infranti tra le vette
Il bilancio della strage è pesantissimo: quaranta morti e oltre cento feriti, molti dei quali giovanissimi e di diverse nazionalità. Tra le vittime identificate dalle autorità svizzere figurano anche sei cittadini italiani, tra cui Emanuele Galeppini, un giovane golfista di soli diciassette anni, e Giovanni Tamburi, appena sedicenne. Il dolore delle famiglie, che per giorni hanno sperato in un miracolo cercando i propri figli negli ospedali di Sion e Ginevra, è ora il fulcro del dibattito mediatico. Anche Sofia Prosperi, quindicenne di Castel San Pietro, è tra i nomi che hanno commosso l’Italia intera.
Le scuse di Jessica Maric si scontrano con la rabbia di chi chiede giustizia per morti che, forse, potevano essere evitate. “Scusateci”, ripete la donna nel video, ma per molti genitori queste parole non bastano a colmare il vuoto lasciato da un figlio che non c’è più. Il pensiero della proprietaria va costantemente a questi ragazzi, i cui sogni sono stati cancellati dal fuoco in una notte che doveva essere di sola speranza. Mentre il mondo osserva questo dramma umano, l’attenzione si sposta ora sulle aule di tribunale, dove si decideranno le sorti legali dei responsabili.
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Inchieste e responsabilità: cosa rischia Jessica Maric
Nonostante le scuse pubbliche e le lacrime, la posizione giudiziaria dei proprietari de Le Constellation resta delicatissima. Mentre Jessica Maric è attualmente in stato di libertà, suo marito Jacques Moretti è stato posto in custodia cautelare in seguito all’udienza davanti ai magistrati svizzeri. Le accuse sono pesanti: omicidio colposo plurimo e incendio colposo. La Procura di Roma ha inoltre aperto un fascicolo parallelo per tutelare gli interessi delle vittime italiane coinvolte nel disastro. Gli inquirenti stanno analizzando ogni dettaglio della gestione del locale, dalle licenze edilizie ai sistemi di areazione, cercando di capire se il sovraffollamento della sala principale abbia giocato un ruolo determinante nella strage.
“Il mio pensiero è costante alle vittime“, continua a dire la Maric, ma la giustizia dovrà fare il suo corso per stabilire se dietro quella tragedia ci sia stata una negligenza fatale. Resta l’immagine di una donna distrutta, simbolo di un’attività imprenditoriale travolta da un destino crudele, in attesa che la verità emerga finalmente dalle ceneri di quella che era la discoteca più esclusiva di Crans-Montana.