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Leonardo Bove al Niguarda, la notizia ora dall’ospedale: “Ci sono anche loro”

Quattro studenti, quattro posti letto: la classe tra ospedale e scuola

Nel reparto del Centro ustioni del Niguarda si trovano ora Leonardo, Kean, Sofia e Francesca, i quattro studenti della terza D del liceo Virgilio coinvolti nell’incendio di Crans-Montana. In aula, a Milano, i loro banchi sono rimasti vuoti, creando un vuoto evidente nelle dinamiche di classe e nella vita quotidiana dell’istituto. La scuola ha dovuto riorganizzare lezioni e attività tenendo conto dell’assenza prolungata di questi studenti, mantenendo al tempo stesso un filo di contatto con le famiglie e con lo staff medico. Chi segue da vicino la situazione descrive questo momento come un fragile segnale di possibile ritorno alla normalità, almeno sul piano logistico e relazionale. La possibilità per i ragazzi di trovarsi nello stesso reparto contribuisce a mantenere un senso di appartenenza comune, nonostante il contesto duro delle cure intensive. Lavorare sulla dimensione di gruppo, spiegano gli operatori, può aiutare ad affrontare in modo più strutturato sia il percorso clinico sia la fase successiva di riabilitazione fisica e psicologica.

Dal punto di vista scolastico, il liceo Virgilio ha avviato contatti con le famiglie per valutare, quando le condizioni lo consentiranno, la possibilità di fornire supporto didattico personalizzato. Si ipotizzano, a seconda dell’evoluzione del quadro clinico, forme di istruzione domiciliare o in ospedale, al fine di ridurre per quanto possibile l’impatto dell’assenza prolungata sul percorso formativo. Allo stesso tempo, l’istituto ha dedicato momenti di riflessione collettiva alla classe, coinvolgendo psicologi e consulenti per gestire il carico emotivo dei compagni. La dimensione di comunità emerge anche all’interno del reparto ospedaliero, dove la vicinanza fisica dei quattro studenti ha una funzione che va oltre l’assistenza medica. Condividere tempi, visite e progressi permette di non affrontare in completa solitudine una fase caratterizzata da dolore, terapie invasive e prospettive di recupero ancora in via di definizione. Il contesto sanitario, pur con le sue regole e limitazioni, diventa così il luogo in cui si ridefiniscono i legami di amicizia e di gruppo che erano nati tra i banchi del liceo Virgilio.

Scala interna del locale di Crans-Montana coinvolto nell’incendio

L’attesa dei familiari e la gestione delle prime ore dopo l’incendio

Per la famiglia di Leonardo Bove, le ore successive all’incendio di Crans-Montana sono state segnate da una forte incertezza. Nella fase iniziale, mentre i soccorsi erano ancora in corso e il quadro dei feriti non era definito, le informazioni arrivavano in modo parziale e frammentato. Il fratello maggiore, Mattia, si è presentato al pronto soccorso del Niguarda in cerca di indicazioni ufficiali, in un momento in cui non era ancora chiaro in quale struttura ospedaliera si trovasse Leonardo. I genitori del ragazzo hanno trascorso più di ventiquattr’ore tra chiamate, contatti con le autorità e spostamenti presso diversi ospedali svizzeri, nel tentativo di individuare con precisione la destinazione del figlio. Solo con il passare del tempo è stato possibile ricostruire che Leonardo era stato trasferito in una struttura specializzata a Zurigo, scelta in ragione della gravità delle ustioni e della necessità di un’assistenza intensiva avanzata. In questa fase, i medici avevano ritenuto prematuro qualsiasi ipotesi di trasferimento verso l’Italia.

Superata la fase più acuta dell’emergenza, con un graduale consolidamento del quadro clinico, è iniziata la valutazione della possibilità di spostare il ragazzo a Milano, per avvicinarlo alla famiglia e integrare il percorso di cura con il supporto dei propri cari. Tuttavia, il rientro è stato ulteriormente ritardato dalle condizioni meteorologiche avverse, che hanno reso difficile programmare il volo sanitario in sicurezza. Solo una breve finestra di miglioramento del tempo ha permesso, nella giornata stabilita, di autorizzare il trasferimento. La conclusione di questa fase di incertezza, con l’arrivo al Niguarda, ha rappresentato per i familiari un passaggio importante, pur nella consapevolezza che il percorso di cura sarà lungo e impegnativo. L’ospedale ha mantenuto una comunicazione costante con i parenti, fornendo aggiornamenti periodici, nel rispetto della riservatezza e dei protocolli sanitari, per consentire loro di seguire in modo informato l’evoluzione delle condizioni di Leonardo Bove.

Incendio a Crans-Montana, immagine dei soccorsi e del fumo

Il profilo di Leonardo, il calcio e le iniziative di solidarietà

Le testimonianze raccolte su Leonardo Bove tracciano l’immagine di un ragazzo dinamico, disponibile e molto coinvolto nella vita sportiva. In ambito calcistico, Leonardo è considerato un punto di riferimento per la propria squadra: ricopre il ruolo di attaccante, con un rendimento elevato in termini di reti segnate, e veste i gradi di capitano, riconosciuto sia dai compagni sia dagli avversari per il carattere e per la capacità di guida in campo. Il progetto di costruire un futuro legato al calcio ha rappresentato per lui un elemento centrale del percorso personale. Dopo l’incendio di Crans-Montana, attorno alla sua figura si è sviluppata una rete di sostegno concreto. La società sportiva per cui gioca ha promosso una raccolta fondi con l’obiettivo di supportare la famiglia nelle spese collegate al percorso di cura e alle eventuali necessità successive, come trattamenti riabilitativi prolungati o ausili specifici. A questa iniziativa si è aggiunta una seconda campagna di raccolta, avviata dai colleghi di lavoro del padre, che ha già raggiunto una cifra significativa.

Le azioni di solidarietà non si sono limitate all’aspetto economico. Compagni di squadra, amici e conoscenti hanno manifestato vicinanza attraverso messaggi, iniziative sui social e presenze costanti, compatibilmente con le regole di accesso al reparto del Centro ustioni. Il mondo sportivo locale ha espresso sostegno, sottolineando il valore di Leonardo all’interno della squadra e il ruolo dello sport come possibile strumento di motivazione nella fase di recupero. Le prospettive sulla ripresa dell’attività sportiva dipenderanno dall’evoluzione clinica e dalle valutazioni dei medici, che dovranno considerare sia gli esiti delle ustioni sia l’eventuale coinvolgimento di altre funzioni, in particolare a livello respiratorio e muscolare. In ogni caso, il riferimento al calcio continua a rappresentare un elemento identitario per il ragazzo, riconosciuto da chi lo conosce come una componente essenziale del suo percorso di crescita.

I dodici ricoverati al Niguarda e il percorso di cura

Secondo quanto comunicato dall’ospedale, sono dodici i pazienti attualmente ricoverati al Niguarda in relazione alla tragedia di Crans-Montana. Le condizioni sono descritte come gravi e la prognosi riservata resta confermata per tutti, a testimonianza della complessità delle lesioni riportate e della delicatezza delle terapie in corso. Il Centro ustioni è impegnato nella gestione quotidiana di interventi chirurgici, medicazioni avanzate, controllo delle infezioni e supporto delle funzioni vitali.

Il ritorno di Leonardo Bove accanto ai compagni di classe segna un passaggio simbolico all’interno di questo quadro: indica la conclusione della fase di trasferimento dai luoghi dell’incendio verso la struttura di riferimento e l’avvio di un percorso terapeutico che potrà essere programmato in modo più organico. Per tutti i pazienti, le prospettive includono non solo la guarigione delle ustioni, ma anche la successiva riabilitazione funzionale e il supporto psicologico necessario ad affrontare l’impatto dell’evento. Nella gestione di situazioni di questo tipo, le équipe sanitarie lavorano in stretta collaborazione con specialisti di diverse discipline: chirurghi plastici, anestesisti-rianimatori, fisiatri, psicologi clinici, infermieri esperti nella terapia delle ferite complesse. Il coordinamento tra queste figure consente di definire per ciascun paziente un piano personalizzato, con obiettivi di breve, medio e lungo periodo, adattati all’evoluzione delle condizioni e alla risposta individuale alle terapie.

Dal punto di vista istituzionale, la vicenda di Crans-Montana viene seguita anche dalle autorità competenti, che hanno avviato le procedure di indagine per ricostruire con precisione la dinamica dell’incendio, le misure di sicurezza adottate e le modalità di evacuazione. In parallelo, per i ragazzi della terza D del liceo Virgilio e per gli altri feriti, l’attenzione rimane concentrata sulla dimensione sanitaria: la priorità è il consolidamento delle condizioni cliniche e l’avanzamento progressivo lungo un percorso di cura che, secondo quanto stimato dagli esperti, sarà lungo e articolato.

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