Decisione condivisa tra i centri di eccellenza
Il trasferimento dal Niguarda al Policlinico di Milano è frutto di una decisione collegiale assunta da alcuni tra i maggiori esperti del sistema sanitario nazionale, coinvolti fin dalle prime ore successive al disastro di Crans-Montana. Le autorità sanitarie italiane e svizzere hanno collaborato strettamente per assicurare ai giovani feriti l’accesso alle cure più idonee in base alle specifiche condizioni di ciascun paziente. Bertolaso ha rimarcato come questo coordinamento tra strutture italiane e ospedali elvetici sia stato elemento centrale nella gestione dell’emergenza, consentendo una distribuzione ragionata dei pazienti nei centri con maggiore esperienza. L’obiettivo condiviso è quello di garantire a tutti i feriti un percorso assistenziale di alto livello, con particolare attenzione a coloro che presentano quadri respiratori critici.
Il giovane paziente trasferito al Policlinico, pur non avendo una superficie corporea ustionata superiore a quella di altri ragazzi, presenta una grave insufficienza respiratoria, aggravata da una patologia preesistente dell’apparato respiratorio. Questa condizione di fragilità rende il suo quadro particolarmente delicato e impone l’utilizzo di strategie terapeutiche avanzate, con la possibilità di ricorrere a supporti tecnologici di ultima generazione. Le autorità sanitarie regionali hanno evidenziato come la selezione del centro di riferimento tenga conto non solo della gravità immediata delle lesioni, ma anche delle comorbilità e delle caratteristiche individuali di ogni paziente. In questo caso, la presenza di una malattia respiratoria pregressa ha orientato la scelta verso un ospedale con competenze consolidate nella gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave.

Il ruolo del Policlinico di Milano nella gestione dell’insufficienza respiratoria
L’assessore regionale al Welfare ha ricordato che il Policlinico di Milano svolge, per il territorio lombardo, una funzione di coordinamento nella presa in carico dei pazienti affetti da sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave. L’ospedale è dotato di reparti di Terapia intensiva altamente specializzati, con personale formato nella gestione di casi di danno polmonare complesso legato a traumi, infezioni, ustioni o inalazione di sostanze nocive. Negli ultimi anni il Policlinico ha sviluppato una specifica competenza nelle tecniche di ventilazione avanzata, nei protocolli per la protezione del polmone e nell’utilizzo di strumenti di supporto extracorporeo. Questa esperienza consolidata rende la struttura un punto di riferimento nazionale per la gestione di pazienti critici con insufficienza respiratoria refrattaria alle terapie convenzionali. Per il caso specifico, i medici del Policlinico stanno adottando protocolli mirati a stabilizzare gradualmente la funzione respiratoria, ridurre l’infiammazione polmonare e prevenire ulteriori complicazioni. La gestione richiede un delicato equilibrio tra supporto ventilatorio, protezione del tessuto polmonare residuo e monitoraggio continuo dei parametri emogasanalitici.
La complessità della situazione è accresciuta dalla necessità di coordinare le terapie respiratorie con il trattamento delle ustioni cutanee e con il controllo delle possibili complicanze sistemiche, come infezioni, squilibri metabolici e disfunzioni di altri organi. Per questo motivo, oltre ai rianimatori, sono coinvolti specialisti in pneumologia, chirurgia, infettivologia e nutrizione clinica.

La tecnologia Ecmo come supporto vitale
Tra le metodologie centrali nella cura di questi pazienti vi è l’Ecmo (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), un sofisticato sistema di ossigenazione extracorporea che permette al sangue di essere ossigenato al di fuori del corpo attraverso una membrana artificiale. In questo modo i polmoni possono essere parzialmente o completamente “scaricati” dal lavoro respiratorio, avendo il tempo di recuperare e guarire dalle lesioni subite. L’Ecmo rappresenta uno strumento salvavita nei casi di insufficienza respiratoria acuta grave in cui la sola ventilazione meccanica non è più sufficiente a garantire adeguati scambi gassosi. La decisione di avviare questo trattamento viene presa da un’équipe multidisciplinare sulla base di criteri rigorosi, che includono la reversibilità del danno, l’età del paziente, le comorbilità e la risposta alle terapie già in corso. Guido Bertolaso ha precisato che il ricorso all’Ecmo consente ai sanitari di assistere in sicurezza anche pazienti con compromissione respiratoria estremamente severa, aumentando le possibilità di un recupero funzionale significativo. Il supporto extracorporeo, ha sottolineato, permette di creare le condizioni migliori per l’azione dei trattamenti farmacologici e delle altre procedure intensive.
La scelta di procedere al trasferimento in un centro dotato di esperienza consolidata nell’uso dell’Ecmo risponde quindi alla necessità di assicurare al paziente la massima sicurezza clinica possibile, in un contesto nel quale ogni ora e ogni decisione terapeutica possono influire in modo rilevante sulla prognosi a breve e a lungo termine.