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Crans Montana, perché anche Jessica Moretti rischia di finire in carcere

Sicurezza trascurata: estetica e spettacolo prima delle regole

Secondo le analisi tecniche, in circa cento giorni il club sarebbe stato oggetto di numerosi interventi che, pur migliorandone l’aspetto estetico, ne avrebbero ridotto gli standard di sicurezza. Gli esperti forensi di Zurigo hanno descritto il locale come “un confetto viola e giallo, ma pure una trappola”. Per privilegiare l’immagine e l’arredo, la scala interna sarebbe stata ristretta, mentre l’uscita di sicurezza del seminterrato sarebbe stata chiusa a chiave e nascosta dietro un paravento. Gli estintori, dispositivi fondamentali in un ambiente a rischio, risultavano inoltre custoditi a chiave nell’ufficio privato di Jessica Moretti, rendendo complesso il loro utilizzo immediato in caso di emergenza.

Immagine esterna dell’area di Crans-Montana interessata dalla tragedia

Tragedia a Crans Montana: cosa emerge dalle indagini

Il quadro delineato dagli inquirenti viene rafforzato dalle dichiarazioni di alcune ex dipendenti. Una cameriera, Sarah, che ha scelto di dimettersi per timore delle condizioni interne, ha raccontato di essersi rifiutata di servire bottiglie corredate da candele pirotecniche sotto un soffitto ritenuto altamente infiammabile. “Jessica diceva che i soldi si fanno così: mi sono dimessa”, ha riferito. All’interno del locale sarebbero stati rinvenuti 25 bengala già utilizzati e uno scatolone contenente circa 100 bengala ancora imballati. Jacques Moretti, da parte sua, avrebbe ridimensionato i rischi, sostenendo che le scintille avessero una durata limitata per evitare che “le persone si facciano male”, una ricostruzione che, secondo le indagini, non troverebbe riscontro nei video acquisiti, in cui si vedono clienti utilizzare i fuochi artificiali senza particolari misure di protezione, spesso trasportati dai camerieri sulle spalle.

Gestione post-rogo: le presunte cancellazioni social

Subito dopo la tragedia, nelle circa dieci ore successive al rogo, mentre era in corso il conteggio ufficiale delle vittime, i coniugi Moretti avrebbero concentrato l’attenzione sui canali social del locale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero infatti provveduto a bloccare i profili e cancellare diversi video promozionali che documentavano l’impiego dei fuochi pirotecnici in sala. Da quel materiale, successivamente recuperato nonostante i tentativi di rimozione, proverrebbe uno degli elementi ritenuti più rilevanti per l’indagine.

Strage Crans Montana: mancato coordinamento dell’evacuazione

Le immagini acquisite smentirebbero infatti quanto dichiarato da Jessica ai magistrati, secondo cui avrebbe cercato di prestare aiuto ai clienti intrappolati nel locale in fiamme. Nei filmati, invece, Jessica Moretti viene ripresa mentre si allontana rapidamente dal Le Constellation con una borsa scura in mano (Il Mattino). Più testimoni hanno riferito di averla vista “scappare subito con l’incasso”. Nelle registrazioni non risultano percepibili urla di allarme, né tentativi evidenti di attivare immediatamente i soccorsi. Per gli inquirenti tale comportamento, unito alla presunta consapevolezza delle criticità strutturali e gestionali del locale, costituisce un elemento di particolare rilevanza probatoria. In questa prospettiva, la condotta attribuita a Jessica Moretti potrebbe determinare un aggravamento della sua posizione giudiziaria e tradursi, nelle prossime fasi del procedimento, in un concreto rischio di custodia cautelare in carcere.

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