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Crans Montana, perché i gestori sono a piede libero: spunta l’ipotesi clamorosa

Pressing italiano e canale diplomatico

Roma non resta alla finestra. L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, è atteso a Sion per incontri con il governo cantonale, i vertici della polizia e la procuratrice generale Béatrice Pilloud. Obiettivo: seguire da vicino l’indagine ed evitare zone d’ombra. L’avvocato delle famiglie, Sébastien Fanti, sostiene la linea dura: «Gli arresti immediati erano necessari. Colpisce che per anni non ci siano stati controlli in uno dei locali più grandi di Crans-Montana».

Ipotesi processo in Italia e nuovi scenari

Con l’alto numero di vittime italiane, prende corpo l’idea di un’azione parallela anche in Italia, sul modello di iniziative già viste in altri ordinamenti. «Un’associazione di consumatori è pronta a presentare denuncia», spiega Fanti, ricordando che il tempo stringe: la verità deve emergere entro il 31 dicembre 2026 per non disperdere le responsabilità. Sul tavolo c’è anche un possibile aggravamento delle accuse: secondo alcuni giuristi, i nuovi elementi potrebbero aprire al dolo eventuale, ipotizzando la consapevolezza dei rischi elevatissimi all’interno del locale e la scelta di ignorarli per profitto. Un passaggio che cambierebbe radicalmente il perimetro dell’inchiesta.

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