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Crisi carburante, allarme totale: “Fate il pieno entro questa data o è il caos”

Perché il prezzo del petrolio non è esploso (per ora)

Nonostante la preoccupazione, Tabarelli sottolinea che non si è assistito a un’impennata del greggio in linea con gli scenari più estremi ipotizzati da alcuni osservatori. «È una delle cose più sorprendenti di questa crisi», osserva. «Due mesi fa avrei scommesso su 200 dollari al barile e su gasolio a 3 euro al litro. Invece i prezzi restano relativamente contenuti».

Secondo l’analisi del presidente di Nomisma Energia, la tenuta delle quotazioni dipende soprattutto dai fattori fondamentali del mercato. Negli ultimi anni, la produzione complessiva è stata elevata e le scorte sono ancora abbondanti. A questo si aggiunge l’utilizzo, da parte di diversi Paesi, delle riserve strategiche, impiegate per ridurre gli effetti di shock improvvisi.

«Nel mondo c’è tantissimo petrolio e gas», spiega Tabarelli. «Questa crisi è diversa da quella degli anni Settanta: allora si temeva che il petrolio stesse finendo. Oggi sappiamo che le riserve dureranno oltre 50 anni, e con nuovi investimenti se ne possono trovare ancora».

Italia e dipendenza energetica: il nodo strutturale

Per l’Italia, l’evoluzione del quadro internazionale richiama anche questioni strutturali. Tabarelli evidenzia la distanza tra produzione interna e fabbisogno: «Produciamo circa 5 milioni di tonnellate di petrolio l’anno, ma potremmo produrne il doppio».

Il tema, secondo il docente, riguarda anche le ricadute economiche. Rinunciare a una quota maggiore di estrazione significherebbe perdere risorse potenziali: «Importiamo il 90-95% dell’energia che consumiamo e non sfruttiamo le nostre risorse. È un vero delitto economico».

La dipendenza dalle importazioni, in fasi di turbolenza geopolitica, può aumentare la vulnerabilità ai movimenti dei prezzi internazionali e alla disponibilità di prodotto. Per questo motivo, la gestione delle scorte, la diversificazione dei fornitori e la resilienza logistica restano temi centrali per la sicurezza energetica.

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Gas, accise e lo scenario decisivo dello Stretto di Hormuz

Per il gas naturale, il quadro appare meno critico rispetto alla fase più acuta del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina aveva spinto le quotazioni fino a 300 euro per megawattora. Oggi l’aumento è più contenuto, grazie alla disponibilità di offerta e all’arrivo di grandi quantità di gas naturale liquefatto via mare.

Nel frattempo, il governo valuta la proroga del taglio delle accise sui carburanti. Tabarelli definisce l’intervento come temporaneo e legato alla gestione di una fase critica, sottolineando però che comporta un aumento del debito pubblico.

La variabile principale resta comunque l’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz. Se il passaggio fosse limitato o bloccato per un periodo prolungato, le ripercussioni sul mercato energetico e sul commercio internazionale potrebbero essere rilevanti, con effetti immediati su prezzi, tempi di consegna e disponibilità di carburanti.

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