Crisi nel centrosinistra: il sindaco sfida il Pd e fa saltare gli equilibri
Solo al terzo atto di questa storia emergono i nomi e i contorni reali. Siamo in Calabria, in una città simbolo del Meridione, Cosenza, dove la giunta guidata dal sindaco Franz Caruso, avvocato penalista di formazione socialista, è finita in una vera e propria crisi clamorosa con il Partito Democratico, sia sul fronte locale che su quello nazionale. Una spaccatura che arriva a poche settimane dalle tensioni esplose in Campania e che rappresenta l’ennesimo fronte aperto per la segretaria Elly Schlein.

La crisi nel centrosinistra cosentino non è scoppiata all’improvviso: è il risultato di malumori, veti incrociati e promesse mancate che si sono accumulati per mesi. Al centro dello scontro c’è il rimpasto di giunta, il momento sempre delicatissimo in cui si ridisegnano poteri, incarichi, deleghe, visibilità. Franz Caruso ha deciso di rivendicare una autonomia feroce nelle scelte, rifiutando i diktat che arrivano da Largo del Nazareno e dal Pd provinciale. Una scelta che, secondo indiscrezioni, ha fatto andare su tutte le furie più di un dirigente dem.
Il punto di non ritorno sarebbe arrivato su una richiesta precisa: l’ingresso in giunta dell’attuale presidente del consiglio comunale, Giovanni Mazzuca, nel ruolo di vicesindaco. Per il Pd locale, una condizione irrinunciabile. Per il sindaco, una forzatura inaccettabile. Da quel momento, secondo quanto trapela, il confronto si sarebbe trasformato in un braccio di ferro estenuante, con riunioni finite nel nulla, lettere, comunicati e una guerra sotterranea combattuta a colpi di documenti e prese di posizione pubbliche.
A rendere il quadro ancora più teso ci sono le ferite, mai completamente rimarginate, delle ultime elezioni regionali. Prima del voto, infatti, il nome di Franz Caruso aveva circolato con insistenza come possibile sfidante del presidente uscente Roberto Occhiuto. Poi, all’improvviso, la scelta del centrosinistra è caduta su Pasquale Tridico. Una decisione che molti leggono ancora oggi come uno schiaffo politico al sindaco di Cosenza, rimasto ai margini delle strategie più importanti. Un’ombra che oggi torna a proiettarsi sulle relazioni con il Pd.
Rimpasto di giunta, tradimenti e tensioni interne al Psi
La battaglia sul rimpasto di giunta non è solo una questione di nomi sulla carta, ma il simbolo di una sfida di potere più ampia. Il sindaco sembra deciso a difendere la propria squadra e a ridisegnare la mappa degli assessorati secondo la sua visione, senza concedere al Partito Democratico il controllo che quest’ultimo ritiene di meritare. Dietro le quinte, si parla di telefonate dall’alto, pressioni, alternative proposte e poi bruscamente ritirate. Tutto per quella casella chiave: il vicesindaco.
Ma lo scontro non si ferma al rapporto con i dem. Anche dentro il Psi, il clima è diventato rovente. Le tensioni con l’assessore Giuseppina Incarnato sono ormai di dominio pubblico, e in città si dà quasi per certa una revoca delle deleghe nelle prossime settimane. Una mossa che rischia di aprire un fronte ancora più straziante dentro la stessa area socialista, alimentando la percezione di un’amministrazione assediata non solo dagli avversari, ma anche dagli alleati più vicini.
Tutto questo si innesta su una storia politica importante: per decenni, Cosenza è stata un laboratorio politico di primo piano nel Sud Italia, patria di figure come Giacomo Mancini e Francesco Misasi. Poi, negli ultimi dieci anni, la città si era trasformata in un fortino del centrodestra con Mario Occhiuto. La vittoria di Franz Caruso nel 2021 era stata letta come l’inizio di una nuova stagione per la sinistra. Oggi, però, quelle speranze sembrano appese a un filo.
Lo spettro delle elezioni anticipate a Cosenza fa paura a tutto il centrosinistra
Nel frattempo, un’ipotesi che fino a poco tempo fa veniva considerata fantapolitica sta cominciando a circolare con insistenza: la possibilità di elezioni anticipate a Cosenza molto prima della scadenza naturale del 2027. Formalmente, la giunta è ancora sorretta da una maggioranza numerica, ma è una maggioranza logorata, fragile, attraversata da malumori e fratture interne. Bastano poche dimissioni mirate per far crollare tutto.
La legge, infatti, è chiara: se si dimette la maggioranza dei consiglieri comunali, il consiglio comunale viene sciolto automaticamente. Nei grandi capoluoghi, questo scenario rappresenta in genere una extrema ratio, una scelta disperata. Ma quando il clima diventa quello di una sfiducia permanente, quando ogni delibera si trasforma in una battaglia, quando la lealtà politica viene sostituita dal sospetto, quell’extrema ratio smette di essere un tabù.
Per il centrosinistra, perdere oggi il controllo di una città simbolica come Cosenza sarebbe un colpo durissimo, non solo sul piano numerico ma, soprattutto, su quello dell’immagine. Dopo anni in cui il centrodestra ha governato la città, il successo del 2021 era stato raccontato come un riscatto, una riconquista, un nuovo inizio. Ritrovarsi ora al bordo del baratro, per faide interne e correnti in guerra, rischia di trasformare quella vittoria in una clamorosa occasione mancata.
Campo largo in crisi: il progetto unitario scricchiola tra Salerno e Calabria
Quello che sta accadendo in Calabria non è un episodio isolato. È il tassello di un mosaico inquietante che mostra un campo largo sempre più lacerato da cacicchi locali, personalismi, rivalità e giochi di potere. Dalle tensioni esplose a Salerno alle manovre del governatore Vincenzo De Luca in Campania, fino alle fratture di Cosenza, il disegno che emerge è quello di un arcipelago di interessi spesso in conflitto tra loro, più che di una coalizione organica pronta a sfidare il centrodestra.
La segretaria Elly Schlein si trova così a gestire un incendio politico che si allarga di territorio in territorio. Ogni volta che cerca di imporre una linea chiara, deve fare i conti con resistenze durissime nei territori, con sindaci che rivendicano piena autonomia e federazioni provinciali che difendono le proprie roccaforti. La domanda che rimbalza tra analisti e addetti ai lavori è brutale: il progetto unitario è ancora credibile o è diventato una formula buona solo per i talk show?
Il vero banco di prova, ormai, non è più la grande narrazione nazionale, ma la gestione del potere locale. È lì che si misura la capacità del centrosinistra di mostrarsi compatto, credibile, in grado di mantenere le promesse fatte agli elettori. Se a Cosenza – città simbolo, città laboratorio – la giunta dovesse cadere travolta dalle proprie divisioni, sarebbe il segnale più clamoroso di una crisi strutturale che va ben oltre un singolo sindaco o una singola federazione.
Intanto, nei palazzi della politica, tutti trattengono il fiato. Perché una cosa è certa: qualunque cosa accadrà a Cosenza, non resterà confinata tra le sue strade. Avrà ripercussioni pesantissime sull’intero racconto del centrosinistra italiano, sulla leadership di Elly Schlein e sul futuro stesso del tanto evocato campo largo.