Crisi Usa-Iran e timori per gli Emirati
Rispondendo alle critiche sulla gestione del rientro, Crosetto ha affermato: “Essermi fermato venti ore di più non ha minimamente influenzato nulla della mia possibilità di seguire ogni cosa in tempo reale – sostiene – Mica la Difesa italiana si ferma se il ministro non è nel suo ufficio. Io sono sempre in giro per il mondo”.
Nel ricostruire l’evoluzione dello scenario, il ministro ha indicato un elemento ritenuto decisivo rispetto a precedenti fasi di tensione: “l’Iran ha deciso di attaccare, per reazione, gli Emirati Arabi Uniti. Cosa che non era prevista”.
In un colloquio con la Repubblica, Crosetto ha aggiunto: “le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione. E quando ho capito che – a differenza di altre volte – ci sarebbe potuto essere anche un attacco agli Emirati Arabi Uniti, ho deciso di portare a casa la mia famiglia. Dovevano partire la mattina (e quindi saremmo arrivati tranquillamente), ma per un mio impegno istituzionale ad Abu Dhabi abbiamo preso il volo del pomeriggio”.

Le polemiche politiche e la replica alle opposizioni
Il ministro ha risposto alle critiche arrivate dalle opposizioni, chiarendo che l’organizzazione relativa alla famiglia sarebbe stata gestita come questione privata. Ha precisato di non aver richiesto misure straordinarie, dichiarando di non aver voluto “scorte, né codazzi”, e di aver viaggiato con “una compagnia aerea civile”.
In merito alle richieste di dimissioni, ha aggiunto: “Per il resto – dice – non penso che l’opposizione sia preoccupata dei miei rischi personali, ma solo alle polemiche e infatti chiede dimissioni”.
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Il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale
Crosetto ha inoltre precisato che l’Italia non avrebbe partecipato all’attacco. Riguardo a possibili richieste di supporto da parte di alleati, ha dichiarato: “Per quanto riguarda un eventuale supporto alle operazioni in atto, qualora dovessimo ricevere richieste da Usa o Israele, valuteremo caso per caso – continua – insieme al governo e interessando anche il Parlamento, se sarà necessario”.
Sulle prospettive della crisi, il ministro ha infine osservato: “non si intravede il rischio di una guerra globale, ma il rischio di una forte instabilità regionale è concreto”.