Il trasferimento rinviato dopo il peggioramento
Il ritorno di Alessandro Di Battista in Italia era stato valutato già nei primi giorni del ricovero. Le autorità italiane si erano attivate per assicurare il supporto necessario e il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva confermato la disponibilità a predisporre un’aeroambulanza non appena il via libera fosse arrivato dai medici che lo stavano seguendo a Cuba.
Un primo trasferimento era stato fissato per il 4 settembre. Lo stesso Di Battista aveva comunicato attraverso Instagram l’intenzione di partire, riferendo di sentirsi meglio e chiarendo che l’aeroambulanza sarebbe stata pagata dall’assicurazione sanitaria sottoscritta prima della partenza. La precisazione era arrivata nel dibattito sorto sui costi dell’operazione. Il mezzo sanitario si trovava alle Bahamas ed era pronto a raggiungere l’Avana per il trasferimento verso Roma.
Il piano, tuttavia, non è andato a buon fine. Durante la notte le condizioni dell’ex deputato si sono aggravate e i medici dell’Hermanos Ameijeiras hanno stabilito che non fosse possibile affrontare il viaggio. È stato quindi necessario intervenire direttamente nella capitale cubana, rinviando il rientro che era ormai stato organizzato.
L’associazione Schierarsi, fondata da Di Battista, aveva poi comunicato che l’operazione era riuscita e che il paziente aveva superato «nel migliore dei modi» la fase immediatamente successiva all’intervento. Da allora la prudenza è rimasta massima: la priorità è stata verificare la stabilità necessaria per affrontare un trasferimento tanto lungo senza compromettere i progressi ottenuti durante la degenza.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva