
Escalation militare e impatto sulle crociere
L’attuale escalation tra USA, Israele e Iran ha creato un contesto di emergenza senza precedenti per il settore crocieristico nel Golfo Persico. Sei navi, tra cui MSC Euribia, Mein Schiff 4, Mein Schiff 5, Aroya e le unità Celestyal Journey e Celestyal Discovery, sono ormeggiate nei porti di Dubai, Abu Dhabi e Doha, incapaci di lasciare il porto a causa della sospensione dei voli e della pericolosità di attraversare lo Stretto di Hormuz, dichiarato a livello critico dalle forze statunitensi.
Gli attacchi a petroliere al largo della Penisola di Musandam, in Oman, e i continui lanci di missili e droni da parte dell’Iran mantengono alto il livello di rischio. Le compagnie affrontano costi elevati non solo per l’organizzazione dei voli di rimpatrio, ma anche per il rimborso delle crociere cancellate. Il blocco potrebbe influenzare i programmi estivi nel Mediterraneo, soprattutto per operatori più piccoli come Celestyal Cruises e Aroya Cruises, con intere flotte ferme a Dubai.
A bordo, i turisti cercano di mantenere la calma: tra il ponte della nave e il terminal a terra, la quotidianità si mescola con l’incertezza. «Fanno un po’ la spola con il terminal a terra, giusto per smorzare un po’ la tensione. Sullo sfondo vediamo la città: il traffico sembra abbastanza regolare», racconta Giovanni Melis, crocierista sardo. Ma la mancanza di indicazioni precise sul rientro alimenta ansia e voglia di tornare a casa, mentre la terza notte di attesa prosegue al porto di Dubai.