Blackout Cuba: turismo azzerato e tensione crescente
Fuori dagli ospedali, il Paese appare svuotato. Le immagini descritte da Verzola parlano di scenari quasi post-apocalittici: “Anche la capitale è una città fantasma, sospesa nello spazio e nel tempo”. La percezione è quella di un’attesa continua, di una popolazione che cerca segnali, risposte, una direzione.
Il tentativo di reagire esiste, come dimostra la corsa ai pannelli fotovoltaici, ma resta insufficiente: “non c’è un metodo efficace attraverso il quale si può far fronte a ciò che non si sa quando arriverà, ma si sa solo che arriverà”. Un’incertezza costante che rende impossibile qualsiasi pianificazione.
Sul piano sociale e politico, la tensione è palpabile. “Le persone temono che succeda a Cuba quello che è successo in Venezuela”, racconta Verzola, evocando il rischio di scenari ancora più complessi. E aggiunge: “è palpabile che qui ci sia una sorta di assedio medioevale, il castello non si arrende, e quindi si decide di prenderlo per fame. Il risultato è che la popolazione è allo stremo, è in ginocchio”.
Nel frattempo, uno dei pilastri dell’economia dell’isola è crollato: “La vocazione turistica su cui si basava buona parte dell’economia dell’isola non esiste più da almeno un anno. Strutture alberghiere e villaggi turistici sono completamente spenti e inutilizzabili”. E anche la presenza di stranieri viene percepita con diffidenza: “Spesso notiamo la rabbia perché ci scambiano per turisti in un momento in cui l’isola sta attraversando il suo periodo più buio, e questo viene visto come una mancanza di rispetto”.
Un racconto che non lascia spazio a interpretazioni leggere: il buio che avvolge Cuba non è solo elettrico, ma attraversa ogni livello della società, trasformando profondamente il volto dell’isola.