Il ruolo nella riscoperta del belcanto italiano
Dalla fine degli anni Settanta, Bruno Campanella si affermò come uno degli specialisti più stimati del repertorio belcantistico. Le sue direzioni contribuirono alla valorizzazione di titoli e linguaggi legati a Rossini, Bellini e Donizetti, compositori che richiedono grande attenzione ai tempi musicali e al rapporto con il canto.
Il belcanto resta uno dei capitoli più riconoscibili dell’opera italiana e il maestro ne è stato un interprete costante. La sua attività ha accompagnato produzioni in Italia e all’estero, offrendo un contributo duraturo alla presenza di questo repertorio nelle stagioni dei grandi teatri.
Tra il 1992 e il 1995 ricoprì l’incarico di direttore stabile del Teatro Regio di Torino. In quegli anni inaugurò tre stagioni liriche; il rapporto con il teatro proseguì in seguito nel ruolo di primo direttore ospite, confermando un legame professionale importante.

Dai teatri italiani ai palcoscenici del mondo
La carriera di Campanella si sviluppò sui principali palcoscenici della lirica. In Italia diresse al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro La Fenice di Venezia e al Teatro dell’Opera di Roma, oltre al Regio di Torino. Erano sedi centrali per la produzione operistica nazionale.
All’estero salì sul podio del Metropolitan Opera di New York, della Lyric Opera di Chicago e della San Francisco Opera. La sua presenza raggiunse inoltre l’Opéra National de Paris, la Royal Opera House di Londra, la Staatsoper di Vienna e il Gran Teatre del Liceu di Barcellona.
Il percorso internazionale comprese anche il Teatro Municipal di Santiago del Cile, l’Opéra de Montréal e il New National Theatre di Tokyo. Una geografia artistica molto ampia, che documenta la rilevanza raggiunta dal direttore e la diffusione dell’opera italiana oltre i confini europei.
Le collaborazioni e i riconoscimenti ricevuti
Accanto al repertorio belcantistico, Campanella affrontò opere di Giuseppe Verdi, Nino Rota, Igor Stravinskij e Benjamin Britten. Nel corso della sua attività collaborò con interpreti come Cecilia Bartoli, Juan Diego Flórez, Mariella Devia, Natalie Dessay, Kathleen Battle, Alfredo Kraus, Renato Bruson, Jennifer Larmore, Luciana Serra ed Enzo Dara.
Un momento significativo fu il ritorno ideale alla sua città natale attraverso la registrazione, realizzata nel 2002, de La Cecchina, ossia la buona figliuola di Niccolò Piccinni. Nello stesso anno il Ministero della Cultura francese gli assegnò il titolo di Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres.
Nel 2017 ricevette in Cina l’Oscar della Lirica alla carriera internazionale. La sua discografia comprende incisioni pubblicate da Deutsche Grammophon, Emi, Decca, Virgin Classics e Nuova Era: un patrimonio che conserva il lavoro di un direttore capace di unire precisione musicale e profonda familiarità con la grande opera italiana.
Con la morte di Bruno Campanella si chiude una lunga stagione della direzione d’orchestra italiana. Restano le produzioni, le collaborazioni e le registrazioni che testimoniano il percorso di un maestro il cui nome continuerà a essere associato alla storia del belcanto.