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“Ecco chi è stato”. Mamma e figlia avvelenate, si scopre ora

Autopsia rinviata: slitta il deposito della perizia e arrivano nuovi incarichi

La complessità del quadro clinico ha portato la magistratura a rivedere la tempistica delle consulenze. Il deposito dell’autopsia, atteso entro la fine della settimana, è stato rinviato di un mese, con nuova scadenza fissata al 30 giugno.

La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha conferito un ulteriore incarico per nuovi accertamenti irripetibili al direttore del centro antiveleni di Pavia Carlo Locatelli e al professore Daniele Merli. I consulenti dovranno “precisare le caratteristiche della ricina rilevata nei campioni biologici” delle due donne e stabilire se vi sia un effettivo nesso causale con il decesso.

Le verifiche su responsabilità mediche e protocolli adottati

La nuova fase della consulenza scientifica viene considerata determinante anche per chiarire l’operato del personale sanitario che ha seguito le due pazienti nelle prime fasi del ricovero. Gli inquirenti vogliono stabilire se “la patologia da avvelenamento era riconoscibile dai medici che hanno avuto in cura le due donne e se i protocolli adottati sono stati corretti”.

Il punto è centrale anche in relazione ai cinque camici bianchi del nosocomio di Campobasso, al momento iscritti nel registro degli indagati.

Analisi dei dispositivi: nuove audizioni e riscontri informatici

Nelle prossime ore sono previste nuove audizioni formali per i principali protagonisti della vicenda. In questura dovrebbero essere nuovamente ascoltati Gianni Di Vita e la cugina Laura, per un confronto basato sui primi esiti dell’analisi informatica effettuata sullo smartphone della figlia maggiore Alice.

Per completare l’estrazione dei dati dagli altri supporti digitali sequestrati lo scorso 4 maggio nell’abitazione di Pietracatella, invece, sarebbero necessari almeno altri quindici giorni. Anche questi elementi verranno valutati nell’ambito della ricostruzione complessiva dei fatti.

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