Medici indagati: il ruolo di Guido Oppido e del team trapianti
Il nome più citato, riporta ancora Fanpage, è quello di Guido Oppido, primario dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica e trapianti e cardiopatie congenite del Monaldi. È il responsabile del team trapianti pediatrici, il chirurgo che aveva il bisturi in mano durante l’operazione. Su di lui si concentra una parte significativa dell’attenzione mediatica.
A “Le Iene” ha dichiarato soltanto che «ci sarà la magistratura», rimettendo ogni chiarimento alle indagini. I suoi legali, Alfredo Sorge e Vittorio Manes, hanno affermato che il chirurgo ha «fatto tutto quanto umanamente possibile per salvare la vita del piccolo Domenico, peraltro lottando contro il tempo e contro i minuti». Parole che delineano una linea difensiva chiara: l’emergenza, la corsa contro il tempo, la complessità di un intervento ad altissimo rischio.
Accanto a Oppido figurano altri specialisti coinvolti nelle fasi del prelievo e del trapianto. Gabriella Farina, cardiochirurga e responsabile del programma di prelievo del cuore a Bolzano, vanta un curriculum con centinaia di interventi. Con lei Vincenzo Pagano, medico specialista cardiochirurgo. Nel registro degli indagati compaiono inoltre Francesca Blasi, anestesista della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, e le cardiochirurghe Mariangela Addonizio ed Emma Bergonzoni. Un’équipe di alto profilo, oggi chiamata a rispondere davanti alla magistratura.

Medici indagati: la posizione di Marisa De Feo e la battaglia della famiglia
Tra i sette indagati c’è anche Marisa De Feo, professore ordinario di Cardiochirurgia all’Università Vanvitelli e direttrice del Dipartimento di Chirurgia cardio-toraco-vascolare e dei trapianti di cuore dell’azienda ospedaliera Dei Colli. Un nome di primo piano nel panorama nazionale: è l’unica donna primario di Cardiochirurgia in Italia. Iscritta nel registro per il suo ruolo apicale, sarebbe tuttavia estranea alle fasi operative dell’intervento. È assistita dall’avvocato Luigi Ferrante.
Il contesto familiare aggiunge un ulteriore livello emotivo alla vicenda. I genitori del piccolo, Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino, vivono nel Nolano. Al loro fianco l’avvocato Francesco Petruzzi, che ha definito la battaglia giudiziaria una sfida tra «Davide contro Golia». Un’espressione che sintetizza lo scontro tra una famiglia colpita da una tragedia e una struttura sanitaria di rilievo, con direzioni amministrative e studi legali pronti a difendere le proprie posizioni.
Secondo quanto riportato da Fanpage, tra gli elementi più clamorosi dell’inchiesta vi è la storia del ghiaccio secco che avrebbe “bruciato” il cuore destinato al trapianto e le tempistiche dell’operazione effettuata a Napoli. Sono aspetti tecnici che richiederanno accertamenti approfonditi e consulenze specialistiche, in un procedimento che si annuncia lungo e complesso.
Nel frattempo, il fascicolo resta aperto. I nomi dei medici indagati sono ormai noti, così come i ruoli ricoperti all’interno del Monaldi. Saranno le perizie e le valutazioni della magistratura a stabilire se vi siano state responsabilità e di quale natura. La morte di Domenico Caliendo continua a interrogare la città e il sistema sanitario, in attesa che la verità giudiziaria faccia il suo corso.