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Elicottero militare italiano precipitato, la notizia sui superstiti è appena arrivata

Sergente Laura Procacci
Tenente Franco Adriano Zecchillo

Lo schianto del Chinook nella zona di Gorice

L’elicottero era decollato dall’Italia dopo essere partito da Viterbo e aver effettuato uno scalo a Pratica di Mare. La destinazione era la Bosnia-Erzegovina, dove il personale italiano opera nel quadro della missione EUFOR Althea, attiva per contribuire alla sicurezza e alla stabilità del territorio.

L’incidente è avvenuto a Gorice, località situata nelle vicinanze dello scalo aeroportuale di Brcko. Le prime informazioni indicano che il Chinook sarebbe precipitato poco dopo l’avvio della fase di decollo. In pochi istanti, una missione operativa si è trasformata in un’emergenza che ha richiesto l’intervento immediato dei soccorritori locali e del personale militare presente nell’area.

Il CH-47 è un elicottero da trasporto pesante riconoscibile per la presenza di due rotori, uno anteriore e uno posteriore. È impiegato per spostare uomini, mezzi e materiali, ma può essere utilizzato anche per operazioni logistiche, soccorso e attività sanitarie. Proprio per la natura della missione, a bordo vi era anche una squadra della Croce Rossa Italiana.

La presenza di personale con compiti sanitari conferma il carattere operativo dell’attività in corso. Le verifiche dovranno definire il programma di volo, la sequenza delle manovre effettuate prima della caduta e le condizioni tecniche del velivolo. Al momento non sono state rese note conclusioni ufficiali sulle cause dell’accaduto.

Quattro vittime e undici superstiti

Il bilancio definitivo dell’incidente parla di quattro militari italiani morti e undici feriti. Le vittime appartenevano sia all’Esercito sia al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana, realtà che collaborano nelle attività di supporto e di evacuazione medica previste nelle missioni internazionali.

Tra le persone decedute ci sono Franco Adriano Zecchillo, tenente e tecnico di Fisiopatologia cardiocircolatoria, e Laura Procacci, sergente soccorritrice di 24 anni. Entrambi erano inseriti nel team sanitario salito a bordo dell’elicottero per svolgere attività di assistenza e di trasporto medico.

Tra gli undici feriti risultano diversi appartenenti all’Aviazione dell’Esercito impegnati nella missione EUFOR Althea. Fra i nomi diffusi nelle prime ore figurano i sergenti specialisti Simone Ruggia, 29 anni, e Claudio Marchesi, 35 anni. Anche i piloti del Chinook sarebbero sopravvissuti allo schianto e sono sottoposti agli accertamenti clinici necessari dopo l’incidente.

Un terzo membro della squadra sanitaria della Croce Rossa, un medico presente sul velivolo, è rimasto ferito. L’organizzazione ha fatto sapere di seguire la sua situazione e di essere in contatto con lui, parallelamente al sostegno garantito ai familiari delle vittime e agli altri componenti del gruppo coinvolto.

Sergente Simone Ruggia
Sergente Claudio Marchesi

I ricoveri a Brcko e Tuzla

Dopo l’impatto, i soccorritori hanno trasportato rapidamente i feriti nelle strutture sanitarie disponibili nella zona. La maggior parte, nove militari, è stata accompagnata all’ospedale di Brcko. Altri due sono stati trasferiti a Tuzla, dove sarebbero disponibili cure più specialistiche per affrontare lesioni considerate più serie.

Le informazioni sui ricoveri sono state confermate dall’ambasciatrice italiana a Sarajevo, che ha riferito delle operazioni attivate nelle ore immediatamente successive allo schianto. Il coordinamento coinvolge le autorità locali, la rappresentanza diplomatica italiana e le strutture della Difesa, con l’obiettivo di assicurare assistenza continua ai feriti.

Il Ministero della Difesa ha precisato che, nonostante il numero elevato di persone coinvolte, gli undici militari ricoverati non sarebbero in pericolo di vita. Si tratta di un aggiornamento rilevante, anche se il quadro sanitario resta sotto osservazione e ogni valutazione dipenderà dall’evoluzione clinica dei singoli pazienti.

Per rafforzare il dispositivo di assistenza, il dicastero ha inviato in Bosnia-Erzegovina una propria équipe medica. Il personale italiano avrà il compito di affiancare gli ospedali che stanno curando i militari, valutare eventuali necessità di trasferimento e offrire supporto diretto ai connazionali coinvolti nella tragedia.

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