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“Fa paura”: Sempio, il nuovo dettaglio che può incastrarlo

Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi torna al centro dell’attenzione mediatica con nuovi dettagli destinati a far discutere. Nella puntata speciale di Ore 14 Sera andata in onda venerdì 8 maggio, Milo Infante ha analizzato la Discovery dell’inchiesta che oggi vede Andrea Sempio come unico indagato per il delitto di Garlasco. Un fascicolo enorme, oltre 300 pagine di informativa firmata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, che secondo gli investigatori ridisegnerebbe completamente la dinamica dell’omicidio.

Al centro dell’indagine non ci sono soltanto le nuove consulenze tecniche sul DNA e sull’autopsia, ma anche intercettazioni, presunti comportamenti sospetti e dettagli mai approfonditi in passato. Elementi che, secondo la Procura, costruirebbero un quadro accusatorio molto diverso rispetto a quello che per anni ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Tra i passaggi più forti emersi durante la trasmissione ci sono le parole dello stesso Infante, che ha parlato di un Andrea Sempio “molto lontano dal bravo ragazzo raccontato nei salotti tv”.

Le intercettazioni che scuotono l’inchiesta

Uno dei punti più discussi riguarda alcune intercettazioni ambientali attribuite ad Andrea Sempio. In particolare, gli investigatori ritengono rilevante un dialogo in auto nel quale l’indagato parlerebbe dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi presenti nella famosa chiavetta USB entrata negli atti dell’inchiesta.

Ma è soprattutto un’altra intercettazione ad aver provocato forti reazioni in studio. Secondo quanto emerso, Sempio avrebbe ripetuto da solo alcune presunte risposte ricevute telefonicamente da Chiara dopo un approccio rifiutato. In quel contesto si sentirebbe una frase offensiva pronunciata contro la vittima.

A questo si aggiunge un’intercettazione dello scorso maggio in cui l’indagato avrebbe detto: “Quando sono andato io il sangue c’era”, frase riferita alla mattina del 13 agosto 2007.

Gli investigatori contestano inoltre il famoso alibi dello scontrino, ritenuto per anni decisivo. Secondo quanto riportato nella trasmissione, l’alibi sarebbe stato ridimensionato dalle dichiarazioni di un vigile del fuoco amico della famiglia e dal marito della donna coinvolta nella vicenda.

Il nodo dell’impronta 33 e le scarpe

Tra gli elementi centrali della nuova inchiesta torna ancora una volta la cosiddetta impronta 33. Per gli investigatori sarebbe una traccia lasciata dall’assassino sulla scena del crimine e compatibile con Andrea Sempio.

Secondo la nuova ricostruzione, l’impronta sarebbe stata fresca e bagnata, dettaglio considerato fondamentale dagli inquirenti. Durante la trasmissione si è discusso anche della misura delle scarpe dell’indagato. Sempio avrebbe sempre sostenuto di portare il numero 44, ma secondo la consulenza della professoressa Cristina Cattaneo le tracce sarebbero compatibili con una misura tra il 42 e il 43.

Proprio su questo punto Milo Infante ha insistito più volte nel corso dello speciale, definendolo uno degli aspetti più delicati dell’intera ricostruzione.

L’impronta 33 ha anche provocato uno scontro molto acceso in studio tra il generale Luciano Garofano, ex comandante dei RIS, e l’avvocato Gian Luigi Tizzoni Bocellari. Il confronto si è rapidamente trasformato in un duro botta e risposta sulle indagini svolte all’epoca e sugli eventuali errori commessi.

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