Una vita comunitaria basata sulla semplicità
Davide racconta che gli incontri avvengono intorno al fuoco, spesso per molte ore, durante le quali si pratica empatia, si suona musica e si condivide il tempo libero. «Parliamo di come vivevano le tribù prima della corsa industriale», spiega. Alcuni membri hanno impiantato pannelli solari nei propri giardini, altri hanno scelto di sganciarsi quasi completamente dalle utenze tradizionali.
Il racconto mette in luce un rifiuto consapevole del consumismo, sostituito da un modello che punta all’autosufficienza e alla vita all’aria aperta.

Crescita dei bambini e percorso educativo
Secondo Davide, il contesto rappresenta un ambiente favorevole anche per lo sviluppo dei bambini: «Galorian, il maschio gemello di Nathan e Catherine, è portatissimo per la musica». Sottolinea che Nathan trova soddisfazione nel coltivare l’orto e vivere dei frutti del proprio lavoro, e che alla famiglia non manca nulla «tranne quel superfluo di cui le vite degli altri sono piene».

Istruzione in regola e socialità garantita
Il vicino afferma che i tre figli seguono un percorso di scolarizzazione domestica perfettamente legittimo, con attestati riconosciuti. Insiste sul fatto che i bambini non siano isolati: «Il babbo e la mamma sono persone estremamente aperte e solari». Secondo lui, la rete comunitaria garantisce contatti, gioco e socializzazione.
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Restano le criticità, ma i genitori dicono di essere già al lavoro
Permangono alcune criticità strutturali, come la mancanza di bagni nel rustico, ma Davide sostiene che Nathan stia già provvedendo. La famiglia è descritta come unita, impegnata in un progetto condiviso e fortemente legata alla natura. Gli animali – cavalli, asini, galline – hanno tutti un nome: un indicatore, secondo i vicini, della cura e dell’attenzione che dedicano al loro piccolo ecosistema.
La storia della coppia viene raccontata come la ricerca di un modello di vita alternativo, ora al centro di una controversia nazionale dopo la decisione di allontanare i figli.