
La sanità italiana entra in una nuova fase di digitalizzazione con l’avvio dell’ultimo passaggio operativo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) 2.0. La data indicata è il 31 marzo, con l’obiettivo di arrivare a pieno regime entro giugno 2026. Il progetto punta a rendere più omogenei i servizi sul territorio nazionale e a favorire l’utilizzo del fascicolo da parte dei cittadini, superando le differenze regionali nella gestione dei dati sanitari.
Dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni, diventa operativo il piano finanziato dal PNRR, con risorse complessive superiori a 610 milioni di euro. Il decreto aggiornato introduce criteri più stringenti per la trasmissione e la rendicontazione delle informazioni cliniche, con l’allineamento agli standard europei. Tra le novità rientra anche l’inclusione dei pediatri di libera scelta nei monitoraggi previsti.

Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0: standard unici e obblighi per strutture pubbliche e private
Le principali modifiche riguardano le strutture sanitarie e i professionisti. Entro la fine di marzo, centri medici pubblici e privati dovranno adottare un formato uniforme per l’invio dei documenti al sistema. L’obbligo riguarda anche realtà di dimensioni ridotte, come studi odontoiatrici e centri fisioterapici, oltre ai professionisti che operano in regime di solvenza.
Tra i requisiti previsti rientra l’utilizzo della firma digitale. I referti e la documentazione dovranno essere caricati con tempi rapidi, in modo da mantenere aggiornata la storia clinica del paziente e permettere la consultazione in un quadro informativo coerente.

Profilo Sanitario Sintetico: il ruolo del Patient Summary nelle emergenze
Elemento centrale del sistema è il Profilo Sanitario Sintetico (Patient Summary), predisposto dal medico di medicina generale. Il documento riassume le informazioni essenziali, come allergie e patologie croniche, ed è pensato per essere disponibile quando serve una ricostruzione immediata delle condizioni del paziente.
In contesti di urgenza, i medici potranno accedere al profilo anche in assenza di consenso esplicito, con l’obiettivo di supportare decisioni rapide e ridurre il ricorso a esami ripetuti, limitando duplicazioni e passaggi amministrativi.
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