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Federica Torzullo, l’ultima scoperta choc sul marito Claudio Carlomagno

Uso del cellulare di Federica e immagini di videosorveglianza

Con il procedere degli accertamenti, gli inquirenti hanno integrato il quadro probatorio con elementi tecnologici. Secondo quanto riportato negli atti, “è del tutto verosimile ritenere che sia stato l’indagato a utilizzare il cellulare di Federica dopo averla uccisa, proprio al fine di dissimulare l’azione criminosa”. Questo presunto utilizzo del telefono viene interpretato come un tentativo di depistaggio, volto a simulare che la donna fosse ancora in vita.

L’analisi delle comunicazioni risulta coerente con questa ricostruzione. L’ultima conversazione Whatsapp tra l’utenza riconducibile a Federica e il cellulare della madre è collocata “tra le tra le 7.55 e le 8.05 del 9 gennaio”. Nello stesso intervallo temporale, le immagini di videosorveglianza documentano Carlomagno mentre lascia l’abitazione e si dirige verso il deposito dell’azienda, mentre “il suo telefono cellulare e quello della vittima la medesima compatibile per irradiamento con l’area in cui è sito il deposito dell’azienda”.

Area delle ricerche e dei rilievi dei carabinieri ad Anguillara Sabazia

Occultamento del cadavere e tentativo di distruzione del corpo

All’interno di questo contesto investigativo si inserisce il ritrovamento del corpo di Federica Torzullo e la contestazione delle condotte ritenute particolarmente gravi. Nel decreto si richiama l’“occultamento delle spoglie della vittima, nonché l’azione di fiamma e il tentativo di depezzamento (risultanti dal primo accertamento esterno effettuato), volti a ostacolarne il riconoscimento”. Secondo gli inquirenti, tali elementi “offrono la rappresentazione inequivoca del tentativo dell’indagato di celare l’azione criminosa”.

Il coordinamento dell’indagine della Procura è affidato al procuratore Alberto Liguori, a capo della Procura di Civitavecchia, che ha raccolto e collegato i vari tasselli investigativi fino a disporre il fermo di Carlomagno. Le attività tecniche e le analisi di laboratorio successive all’ispezione esterna del cadavere saranno integrate dagli esiti dell’autopsia, ritenuta determinante per definire in modo puntuale le accuse.

Immagine di Federica Torzullo sorridente

Rischio di fuga e motivazioni del fermo

Una parte significativa del decreto è dedicata alla valutazione del rischio di fuga, ritenuto fondamentale per giustificare il provvedimento restrittivo. Dagli approfondimenti investigativi è emerso che Carlomagno “risulta privo di legami con il suo territorio, posta la dissoluzione dei suoi rapporti e l’alienazione del contesto di vita”. Questo isolamento, combinato con il comportamento successivo al presunto delitto, ha indotto la Procura a ritenere concreto il pericolo di una possibile latitanza.

Nelle conclusioni, gli inquirenti sottolineano che “la dissimulazione della propria condotta, il contegno non collaborativo, il difficile contesto territoriale, consentono ragionevolmente di ritenere che un soggetto ormai privo di legami affettivi e professionali e deradicalizzato dal suo contesto abitativo, raggiunto dalla notizia del ritrovamento del corpo della vittima, sia in procinto di darsi alla fuga”.

Nel decreto si aggiunge inoltre che “e ancora, la gravità dei fatti commessi e le condotte agite al fine di dissimulare le proprie condotte, evidenziano la capacità di organizzarsi e, quindi, potenzialmente anche la capacità di mettere in essere quanto utile a rendere effettiva la latitanza”. In attesa dei risultati dell’autopsia e delle decisioni del giudice sulla convalida del fermo e sulle eventuali misure cautelari, questo complesso quadro indiziario rimane al centro di un procedimento che continua a coinvolgere profondamente la comunità di Anguillara Sabazia e l’intero territorio del lago di Bracciano.

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