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Federica Torzullo, è suo il cadavere sepolto nella ditta del marito: riconosciuta grazie agli indumenti indossati e ai tatuaggi

Il ritrovamento del cadavere di Federica Torzullo all’interno dell’azienda del marito rappresenta l’epilogo più drammatico e doloroso di una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso la comunità di Anguillara Sabazia per dieci lunghi giorni.

La scoperta è avvenuta nel pomeriggio del 18 gennaio 2026 presso la ditta di Claudio Carlomagno situata in via Comunale San Francesco dove gli inquirenti hanno concentrato le loro ricerche dopo aver raccolto elementi sempre più inquietanti sulla condotta dell’uomo. Il riconoscimento formale sebbene debba ancora passare per l’esame del DNA è stato anticipato da un dettaglio straziante ovvero i tatuaggi della donna. Questo tragico rinvenimento chiude il cerchio sulla sparizione della donna ma apre un capitolo giudiziario estremamente complesso e dai contorni brutali.

La tragica scoperta nell’azienda di famiglia

Le operazioni di ricerca si sono concluse nelle campagne romane dove il corpo è stato rinvenuto in un’area di pertinenza della ditta gestita dal coniuge della vittima. Fin dai primi istanti del ritrovamento le autorità hanno compreso di trovarsi di fronte ai resti di Federica Torzullo grazie ad alcuni segni distintivi che non hanno lasciato spazio a molte interpretazioni iniziali, come i tatuaggi. La zona è stata immediatamente transennata per permettere alla scientifica di effettuare tutti i rilievi necessari mentre il magistrato di turno ha disposto il trasferimento della salma per l’autopsia che dovrà chiarire l’esatta dinamica della morte e il momento preciso in cui il decesso è avvenuto.

Ciò che ha reso particolarmente cupo questo caso di cronaca è stata la descrizione fatta dagli inquirenti riguardo allo stato dei luoghi ispezionati durante la settimana di ricerche. Gli esperti hanno riferito di aver trovato sangue dappertutto all’interno di diversi ambienti legati alla vita quotidiana della coppia e alle attività lavorative del sospettato. Tracce ematiche sono state infatti rinvenute non solo nella villa dove i due risiedevano ma anche a bordo di un camion e di un’automobile in uso all’uomo. Questi elementi suggeriscono una dinamica estremamente violenta e un tentativo forse maldestro di ripulire le scene del crimine che però non è bastato a ingannare le moderne tecnologie di rilevamento delle tracce biologiche utilizzate dai Carabinieri.

Rilievi del Ris e interrogatori: il ruolo di Claudio Carlomagno

Mentre la notizia del ritrovamento scuoteva l’intera comunità, la macchina giudiziaria si è mossa con estrema rapidità. Claudio Carlomagno è stato raggiunto dai militari nell’abitazione dei genitori, dove si trovava temporaneamente in via Tevere, e preso in consegna dai carabinieri per essere trasferito immediatamente negli uffici della stazione di Anguillara. Al momento, la posizione dell’uomo è al vaglio degli inquirenti; pur non essendo ancora scattato un decreto di fermo ufficiale, Carlomagno si trova a colloquio con gli investigatori e con il sostituto procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori, che sta coordinando personalmente le attività sul campo per fare piena luce sul possibile femminicidio.

Nel deposito di via Comunale San Francesco, l’atmosfera è carica di tensione. Gli specialisti del Ris (Raggruppamento Investigazioni Scientifiche) sono al lavoro da ore per eseguire i rilievi tecnici necessari a preservare ogni possibile prova biologica o materiale. Si scava con estrema prudenza per riportare alla luce il cadavere, un’operazione delicatissima finalizzata a non compromettere lo stato dei resti, che saranno successivamente trasferiti presso l’istituto di medicina legale. Sarà l’esame autoptico a dover confermare ufficialmente se quel corpo appartenga effettivamente a Federica Torzullo e, soprattutto, a determinare con esattezza le cause e l’orario del decesso.

La sede della ditta, che secondo le prime informazioni dovrebbe appartenere proprio alla moglie, è stata completamente isolata. Ogni angolo del complesso industriale viene setacciato alla ricerca di strumenti che potrebbero essere stati utilizzati per lo scavo o per l’occultamento. La pressione mediatica e l’attesa dei familiari, che per giorni hanno sperato in un allontanamento volontario, si scontrano ora con la cruda realtà di un cumulo di detriti in un capannone. Il lavoro del procuratore Liguori punta a chiudere il cerchio entro le prossime ore, verificando la compatibilità delle dichiarazioni rese finora dal marito con le evidenze materiali emerse dal terreno.

La comunità locale resta sospesa, in attesa di capire se dietro la scomparsa della funzionaria si celi un delitto maturato in ambito domestico, come l’ubicazione del ritrovamento sembrerebbe suggerire. Le indagini proseguono a ritmo serrato, con i militari che stanno passando al setaccio anche i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona industriale per ricostruire ogni istante di quel fatidico 9 gennaio.

L’operazione che ha portato alla luce i resti è frutto di una strategia investigativa mirata. I militari hanno deciso di concentrare una nuova sessione di scavi proprio in uno dei luoghi frequentati abitualmente dal marito della donna, con un’attenzione particolare ai suoi spostamenti avvenuti la mattina del 9 gennaio. Quella data è considerata cruciale, poiché coincide con il momento in cui è stata formalizzata la denuncia di scomparsa della funzionaria delle Poste, stimata professionista in servizio presso il Centro meccanografico di Fiumicino. Durante gli scavi alla ricerca del corpo, è stata “vista una mano spuntare da un cumulo di detriti”.

Scavi e rilievi scientifici: l’orrore in via Comunale San Francesco

L’individuazione di una parte del corpo ha fatto scattare immediatamente i protocolli di massima sicurezza. Poco dopo le 9, sul posto sono arrivati gli specialisti della sezione Rilievi e gli uomini del Nucleo investigativo di Ostia, pronti a setacciare ogni centimetro della ditta di Claudio Carlomagno per trovare riscontri certi e cristallizzare le prove. L’area di via Comunale San Francesco è stata isolata per permettere agli inquirenti di lavorare in un contesto estremamente delicato, dove ogni traccia nel terreno potrebbe raccontare le ultime ore di vita della donna.

Il lavoro degli inquirenti si sta ora concentrando sulla ricostruzione millimetrica della cronologia degli eventi. Le indagini, che fin dall’inizio avevano seguito diverse piste senza escludere i contesti familiari, hanno subito una accelerazione decisiva proprio grazie all’analisi dei movimenti del coniuge nei punti strategici dell’attività lavorativa. Mentre i rilievi proseguono, l’intera comunità di Anguillara resta in attesa di conferme ufficiali sull’identità del corpo, sebbene il luogo del ritrovamento e le tempistiche lascino poco spazio alla speranza.

L’attività investigativa non si ferma e nelle prossime ore potrebbero emergere nuovi dettagli tecnici sull’esatta dinamica che ha portato il cadavere in quel sito. Resta da chiarire se vi siano stati complici o se il dramma si sia consumato interamente tra le mura private e i capannoni della ditta.

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