L’orario del delitto e i dubbi sulla versione dell’indagato
Tra gli aspetti destinati a incidere sull’inchiesta c’è anche la definizione dell’orario dell’omicidio. L’analisi forense del cellulare di Carlomagno e la relazione medico-legale potrebbero collocare i fatti in un momento precedente rispetto alle 6.30 indicate dall’uomo. Si tratta di un elemento che, se confermato dagli accertamenti, inciderebbe sulla ricostruzione fornita dall’indagato.
In questo contesto si inserisce anche la valutazione riportata dagli inquirenti: “Non è possibile che abbia fatto tutto in 45 minuti”, ha dichiarato il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori. La frase viene richiamata come indicazione della complessità delle attività svolte nelle ore successive al delitto.
Leggi anche: Carlomagno, il fratello Davide rompe il silenzio dopo la lettera d’addio dei genitori: verità straziante


Il movente e le dichiarazioni dei familiari
Resta aperto anche il capitolo del movente. Carlomagno ha riferito il timore di perdere il figlio dopo la separazione, ma i familiari della vittima hanno contestato questa versione: “Lo stimava come padre, non gli avrebbe mai impedito di vedere il bambino”.
Sullo sfondo, secondo quanto emerso, si intrecciano una separazione di fatto e una relazione extraconiugale della vittima che il marito avrebbe appreso pochi giorni prima dell’omicidio; un aspetto inizialmente non dichiarato e successivamente ammesso. In questa fase, l’attenzione investigativa resta focalizzata sulla telefonata nella notte tra l’8 e il 9 gennaio e sulle informazioni che potrebbero emergere dai telefoni cellulari acquisiti.