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Femminicidio Torzullo, come sono morti i genitori di Carlomagno: “Li hanno trovati così”. Atroce

La posizione di Maria Messenio e la pressione nel contesto locale

Nei giorni successivi al ritrovamento del corpo, anche Maria Messenio, madre di Claudio Carlomagno, ex poliziotta e assessora comunale ad Anguillara, è stata coinvolta in una forte attenzione mediatica e sociale. In paese, secondo quanto riportato, si sarebbero diffuse domande sulla possibilità che i familiari non avessero colto segnali, soprattutto nel periodo in cui Claudio Carlomagno sarebbe tornato a vivere con loro.

In breve tempo, il clima avrebbe assunto toni più duri, con accuse e anche minacce di morte rivolte alla coppia. In tale contesto, il ruolo istituzionale della donna, con delega alla sicurezza, sarebbe diventato particolarmente delicato. È inoltre emerso che Maria Messenio avrebbe accompagnato il figlio a presentare una denuncia di scomparsa della moglie.

Il distacco dal figlio e i rapporti con la famiglia della vittima

Nel corso delle interlocuzioni con gli inquirenti, Maria Messenio avrebbe ricostruito un progressivo distacco dal figlio. «Da quattro anni avevamo quasi interrotto ogni rapporto con lui», avrebbe riferito al procuratore Alberto Liguori. «La sua nuova famiglia era quella dei suoceri».

Un ulteriore elemento indicato come rilevante riguarda i contatti immediatamente precedenti all’omicidio: l’ultima conversazione prima dei fatti, secondo quanto riportato, sarebbe avvenuta tra Claudio Carlomagno e la madre di Federica.

Isolamento, minacce e l’ultimo messaggio

Con il passare dei giorni, ogni nuovo dettaglio sull’azione attribuita al figlio, insieme al venir meno di versioni ritenute non attendibili, avrebbe aggravato la situazione sul piano personale e sociale per i genitori di Claudio Carlomagno. Il quadro descritto è quello di una condizione definita via via più difficile da sostenere.

Secondo quanto ricostruito, si sarebbero chiusi nella casa di via Tevere, in un contesto di forte tensione legato anche alle preoccupazioni per il nipote e a un futuro reso incerto dagli eventi. Nel giorno dell’arresto avrebbero pronunciato poche parole: «Scusateci per quello che ha fatto nostro figlio».

La vicenda, a seguito della parziale ammissione dei fatti e della contestazione di ulteriori aggravanti, si è sviluppata in un clima di pressione costante, oggetto di attenzione pubblica e di verifiche investigative.

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