
L’attesa della risposta ha offerto al conduttore l’occasione per altre due battute. La prima è stata dedicata, come spesso accade nei suoi monologhi, alla concorrenza televisiva: «Secondo me sono di Mediaset». La seconda, rivolta idealmente alla regia, è stata ancora più surreale: «Nel frattempo mandate un telefilm».
Ma perché la polizia ha fermato la troupe? Secondo quanto apprende Fanpage.it, il controllo riguardava i permessi per l’utilizzo del drone impiegato durante le riprese. Il dispositivo viene utilizzato dalla produzione per realizzare le immagini dall’alto della barca e del Tevere e gli agenti avrebbero voluto verificare la regolarità delle autorizzazioni necessarie.
La questione, secondo quanto riferito, sarebbe stata affrontata subito dopo l’interruzione. I dronisti che lavorano per la trasmissione avrebbero inviato una PEC alla Questura, allegando la documentazione e le autorizzazioni richieste. Un controllo dunque legato agli aspetti tecnici e amministrativi delle riprese, che ha però avuto un effetto decisamente più spettacolare una volta finito davanti alle telecamere.
L’episodio si inserisce perfettamente nella particolare natura di Fin che la barca va, un programma realizzato in esterna e su un’imbarcazione in movimento. In un contesto del genere, la città diventa inevitabilmente parte della trasmissione: persone, rumori, traffico fluviale e imprevisti possono irrompere nella scena in qualsiasi momento. Stavolta a entrare nel racconto sono stati direttamente gli agenti della polizia.
E proprio qui sta la forza televisiva dell’episodio: Chiambretti non ha nascosto l’imprevisto, lo ha trasformato in spettacolo. Con Mughini al suo fianco e le telecamere ancora accese, il conduttore ha giocato con la situazione fino a farne uno dei momenti più curiosi della puntata. Un piccolo incidente di percorso diventato, in pochi minuti, televisione nel senso più classico del termine: imprevedibile, spontanea e capace di trasformare anche uno stop in una scena da ricordare
