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“Fermateli, le mani no!”. Choc in Parlamento, tra i due big del partito finisce in rissa

Scontro Alfieri-Sensi: le dichiarazioni e l’accusa di “imboscata ai riformisti”

Nel corso della riunione è intervenuto anche Filippo Sensi, indicato come vicino alla segretaria Elly Schlein. Sensi ha contestato la linea seguita da Alfieri, arrivando a chiedere che fosse quest’ultimo a fare un passo indietro, invece di concentrarsi sull’individuazione dei responsabili dei voti.

Successivamente, Sensi ha definito la vicenda un’”imboscata ai riformisti” e ha aggiunto che si trattava di “un regolamento di conti tra correnti che non c’è stato. I 4 che hanno votato Gasparri, sono tutti di aree diverse”. Le parole sono state riportate come uno dei passaggi più netti dell’intera discussione.

Quasi rissa a Palazzo Madama: “Fermateli, le mani no”

La fase più delicata, secondo i resoconti interni, si è verificata poco dopo tra i banchi del Senato. La tensione sarebbe salita fino a una quasi colluttazione: “Alfieri e Sensi sono quasi venuti alle mani”, con alcuni presenti che avrebbero invocato: “Fermateli, le mani no”.

Tentativi di mediazione e posizione del capogruppo in commissione

Durante il confronto è intervenuto anche Alfredo Bazoli, che ha provato a riportare la discussione su un piano istituzionale parlando di “forse c’è stato un errore di comunicazione interna”. Il tentativo non avrebbe però ridotto la tensione, in un contesto già segnato da accuse incrociate.

Da parte sua, Alessandro Alfieri ha ribadito che l’indicazione di astenersi sull’elezione di Maurizio Gasparri era stata, a suo dire, chiara e non interpretabile diversamente. La posizione ha consolidato lo scontro tra sensibilità diverse all’interno del gruppo.

I quattro nomi al centro del caso Pd: Casini, La Marca, Franceschielli e Delrio

Nel corso della ricostruzione interna sono stati indicati anche i nominativi dei quattro parlamentari finiti al centro della polemica: Pier Ferdinando Casini, Francesca La Marca, Silvio Franceschielli e Graziano Delrio. La vicenda resta legata alle conseguenze del voto in Commissione Esteri e ai riflessi sui rapporti interni del Partito Democratico.

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