Quanti controlli sono previsti nel 2026
La pianificazione ufficiale, contenuta nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (Piao), fissa obiettivi precisi. Per il 2026 sono programmati 320 mila controlli sostanziali da parte dell’Agenzia delle Entrate, ai quali si aggiungono 75 mila verifiche della Guardia di Finanza. In totale si parla di circa 395 mila controlli, in larga parte costruiti su misura. L’attenzione si sposterà progressivamente verso le imprese di medie dimensioni, con un aumento della pressione ispettiva del 20% già nel 2026, destinato a salire fino al 50% entro il 2028.

Le anomalie che accendono il semaforo rosso
Gli alert principali del sistema riguardano gli squilibri economici evidenti. Tra le anomalie più frequenti figurano ricavi dichiarati molto bassi a fronte di costi elevati, magazzini consistenti, numerosi dipendenti o affitti onerosi. Attirano l’attenzione anche margini di guadagno troppo inferiori alla media di settore, crediti Iva ricorrenti senza giustificazione, acquisti esteri incoerenti o incassi Pos nettamente superiori ai corrispettivi dichiarati. In questi casi, l’inserimento nelle liste di controllo può essere immediato. Ignorare una richiesta o una comunicazione del Fisco è oggi più rischioso che in passato: una mancata risposta può trasformare un semplice alert in un accertamento formale. Un ulteriore filtro è rappresentato dal concordato preventivo biennale. L’adesione resta facoltativa, ma rifiutarlo o decadere dall’accordo invia un segnale chiaro all’Amministrazione finanziaria e alla Guardia di Finanza, aumentando la probabilità di controlli. In un sistema sempre più basato su incroci automatici e tracciabilità, eludere o evadere diventa progressivamente più difficile. Il messaggio del Fisco per il 2026 è semplice: chi è coerente viene premiato, chi presenta anomalie entra nel radar.