Le faglie della regione e perché la terra continua a tremare senza sosta
Il terremoto del 26 settembre si inserisce in un contesto caratterizzato da una continua liberazione di energia accumulata lungo le faglie tettoniche. Quando due blocchi della crosta terrestre si muovono l’uno rispetto all’altro, l’attrito impedisce inizialmente uno scorrimento immediato. Nel corso del tempo lo stress aumenta fino al raggiungimento del punto di rottura: l’energia accumulata viene quindi liberata sotto forma di onde sismiche, provocando il terremoto. Nel Pacifico occidentale questo processo è particolarmente intenso perché numerose placche si incontrano in uno spazio relativamente ristretto. Le zone di subduzione, dove una placca oceanica sprofonda sotto un’altra, sono tra le principali responsabili dei terremoti più potenti mai registrati sulla Terra. Un sisma di magnitudo 5.8 non rappresenta un evento eccezionale per una regione come la Papua Nuova Guinea, ma conferma la costante attività di un sistema tettonico che ogni anno produce migliaia di terremoti di diversa intensità.
La memoria dei grandi terremoti che hanno segnato la storia del paese
La storia recente della Papua Nuova Guinea è segnata da diversi terremoti importanti. Il Paese ha vissuto eventi di magnitudo superiore a 7 che hanno provocato danni significativi, soprattutto nelle aree montuose e nelle zone dove le infrastrutture risultano più vulnerabili. Tra gli eventi più ricordati c’è il terremoto di magnitudo 7.5 del 2018, avvenuto nella regione degli altopiani della Nuova Guinea, che causò vittime, frane diffuse e gravi problemi alle comunicazioni e ai collegamenti. La particolare conformazione del territorio papuano amplifica spesso le conseguenze dei terremoti: molte comunità vivono in aree remote, caratterizzate da montagne, foreste e difficili condizioni di accesso. Anche eventi non estremamente energetici possono quindi creare criticità locali. Al momento non sono segnalate allerte tsunami legate alla scossa di oggi, ma gli istituti internazionali restano in costante monitoraggio per valutare ogni possibile evoluzione.
